sabato 12 novembre 2016

Il rispetto dell'esito del voto


Una delle regole base della democrazia è il rispetto dell'esito del voto.
Il voto, che esprime la volontà dei cittadini, va accettato anche quando il suo esito "non ci piace". Manifestare è ovviamente legittimo, ma ha poco senso (politico) chiedere le dimissioni del neo presidente eletto Donald Trump. I cittadini USA si sono espressi e l'esito delle votazioni è stato chiaro. Possiamo essere in disaccordo, anche fortemente, con le sue posizioni, ma mettere in discussione le regole democratiche è certamente peggio che averlo Presidente degli USA.
Anch'io sono rimasto negativamente sorpreso dall'esito del voto USA ma, personalmente, mi preoccupano ancor di più le persone che mettono in discussione le regole della democrazia.

venerdì 11 novembre 2016

Movimento 5 Stelle e Trump sono esperienze politiche piuttosto differenti


Ho sentito qualcuno paragonare l'esperienza Trump con quella del Movimento 5 Stelle. Sono due esperienze politiche piuttosto differenti, sebbene entrambi "peschino" da bacini elettorali con alcune caratteristiche comuni. Ma se il bacino elettorale può essere simile ("scontenti", "antisistema", ecc.) la "proposta" politica e la squadra che la sostiene, sono molto differenti. Trump è un esponente del Partito Repubblicano (sebbene un esponente la cui scalata al partito non è stata affatto semplice), uno dei due partiti storici USA e, nella sua amministrazione, si circonderà anche di esponenti di quel partito che hanno esperienze amministrative alle spalle. Il paragone, azzardato, poteva essere con il tentativo di Grillo di partecipare alle primarie del PD nel 2009 ma, se anche quella sfida avesse avuto successo, Grillo cosa avrebbe fatto: cooptato dentro tutti i "suoi" mettendo in disparte gli "altri"? O avrebbe collaborato anche con chi nel PD c'era già? Domande cui non si può dare risposta.
Il M5S è un movimento/partito ex novo anzi (a differenza del Partito Repubblicano), che fa proprio della "presa di distanza" da ciò che c'era prima uno dei cardini della propria proposta politica. Cardine che però ne è anche uno dei principali limiti: esisteva un mondo anche prima del M5S, esiste e può esistere anche un mondo diverso da quello che il M5S propone. Questo loro volere prendere le distanze da tutto e tutti, rischia di diventare una spirale: è impensabile sostenere che tutto il mondo preesistente alle idee 5 Stelle sia da buttare e che tutto vada cambiato. Non è possibile né pensabile buttare via tutto e creare un "mondo" ex novo. Non è possibile pensare che tutto ciò che non sia 5 Stelle sia politicamente "sbagliato" (questo dovrebbe valere per tutte le formazioni politiche).
L'impressione è che i 5 Stelle rischino di rimanere intrappolati da questo loro, non solo voler essere "diversi totalmente dall'esistente", ma anche dal non volere accettare quasi nulla del "preesistente".
Questo, lo vediamo, è uno dei principali motivi per cui, laddove amministrino, abbiano grosse difficoltà di "movimento". Se non escono dall'idea che ci sono e ci devono essere pensieri diversi e che, in democrazia, vanno accettati e rispettati (e anche combattuti politicamente), potranno anche aggregare le istanze di un elettorato molto eterogeneo (altro aspetto di cui parlerò con altri post) ma, difficilmente, potranno governare in modo adeguato un paese.
Per diventare forza di governo, devono capire che esiste la pluralità politica, quando nel passato la pluralità è venuta meno, la storia ha vissuto tempi molto bui.

giovedì 10 novembre 2016

Quegli esponenti della sinistra che si fanno poche domande ma hanno spesso la risposta sbagliata


Ieri ho scritto che i grandi sconfitti di quest'epoca politica sono i partiti socialdemocratici e liberali, incapaci di comprendere appieno le istanze delle società attuali.
Se non ho avuto modo di controllare particolari reazioni politiche da parte di esponenti della destra liberale (oramai estinti in Italia), ho avuto modo di vedere le reazioni di alcuni esponenti di sinistra, che sostanzialmente confermano quanto da me scritto ieri. Non meraviglia che siano stati marginalizzati dagli elettori, unendo ai personali insuccessi politici, la loro scarsa capacità di comprendere l'elettorato. 
E' anche quel élitarismo che ha contraddistinto un'ampia fetta della sinistra (sicuramente in Italia, ma anche in altri paesi) negli ultimi 30 anni che li ha allontanati dalla gente (e, di conseguenza, dagli elettori). Quel loro atteggiarsi nel voler spiegare come doveva essere il mondo, senza cercare di capirlo, quel loro guardare con sufficienza gli elettori che "non li votavano poiché non capivano", quel loro continuo voler insegnare e mai apprendere, quella loro atavica mancanza di umiltà politica che a trovato sponda negli elitari sostegni di piccole nicchie estremiste rumorose ma mai propositive.
Ho letto sulla pagina Facebook di un esponente di sinistra: "Noi diciamo socialismo: piena occupazione, regolazione del mercato, redistribuzione della ricchezza, servizi pubblici di qualità e per tutti", come se fosse una magia, un mantra, come se evocare la parola "socialismo" sia una sorta di sacro graal della politica. Fateci vedere cosa fate e cosa sapete fare, non cosa volete evocare.
L'ex segretario del PD Bersani, sulla sua pagina Facebook, ha "compreso" il problema della destra liberale (da lui definita liberista, ma sono due cose diverse), ma dimostra con le sue parole di non aver "compreso" il problema della sinistra. Anche lui "evoca", ma mentre loro "evocano", i bisogni dei cittadini sono cambiati e loro non lo hanno capito. Si rifanno ancora alle vecchie ideologie, ai vecchi cleavages, e non sanno portare niente di nuovo se non la solita retorica trita e ritrita. L'elettorato, anche quello di sinistra, è scappato poiché quella sinistra che avrebbe dovuto rappresentarli, non li rappresentava più. Perché si è continuato ad immaginare una società classista che nel frattempo era profondamente cambiata e così le esigenze dei loro componenti, senza che certe élite politiche se ne accorgessero o, quantomeno, lo capissero appieno. Perché si è mitizzato il "dobbiamo essere tutti uguali" in un gioco al ribasso piuttosto che il "dobbiamo avere tutti le medesime opportunità", per cui l'impressione da parte dei cittadini (fatti sentire quasi "colpevoli") è cominciata ad essere quella che ci saremmo dovuti allineare (abituare) con chi stava peggio e non con chi stava meglio, poiché, dal salotto buono, dicevano che c'era sempre qualcun altro cui bisognava pensare prima di loro (creando così una "disuguaglianza" nella presunta ricerca di uguaglianza). Cosicché un'ampia fetta di cittadini è rimasta esclusa dagli interessi di certi politici, completamente scollegati dalla società e dal corpo elettorale.
Ieri mi chiedevo se i partiti socialdemocratici e liberali, sarebbero riusciti a riemergere dal pantano attuale. Le reazioni a caldo, almeno in Italia, non appaiono delle migliori.

mercoledì 9 novembre 2016

Partiti socialdemocratici e destra liberale i grandi sconfitti di quest'epoca politica


La vittoria di Trump contro tutto e tutti anche all'interno del suo stesso partito, è il segnale più eclatante della sconfitta politica dei partiti socialdemocratici e liberali, cominciata 30 anni fa e giunta oramai a compimento. Da una parte la Destra liberale si è fatta fagocitare dalle istanze più radicali conservatrici. C'è ben poco liberalismo nei partiti di destra oggi. Tutto se non proprio cominciato, si è rafforzato negli anni '80 con Reagan e Thatcher, personaggi che hanno portato avanti un liberalismo divisivo; un liberalismo che è divenuto ben presto liberismo economico nelle loro visioni, in una sorta di "ognun per sé dio per tutti", sperando nella fantomatica mano invisibile del mercato (s)regolato. La Sinistra, se possibile, è riuscita a fare quasi peggio, incapace di comprendere le istanze popolari (nel senso ampio del termine), tronfia del suo elitarismo che ha pervaso un'ampia fetta della sua classe dirigente e molti sostenitori. Una Sinistra troppo impegnata a spiegare come doveva essere il (suo) mondo, piuttosto che cercare di comprendere la sua evoluzione. Una Sinistra ferma al secolo scorso, che non è saputa andare avanti, troppo legata alle ideologie. Così si è aperta una prateria per le istanze antisistema e populiste che oramai godono di ampio consenso nelle democrazie occidentali. Chissà se socialdemocratici e liberali sapranno finalmente imparare dai propri errori. 
Il panorama politico internazionale è però piuttosto desolante e di statisti all'orizzonte non se ne vedono.

martedì 8 novembre 2016

Europa (poco) bella e (così com'è) impossibile


Bella e impossibile, cantava Cocciante in una sua famosa canzone, ma l'Europa tecnocratica appare tutt'altro che bella e, così com'è, senza alcun futuro possibile.
L'errore più grande e non facilmente risolvibile è quello di avere imposto un'unione economica prima di mettere solide basi per un'unione politica. L'unione economica ha fatto sì che gli interessi peculiari dei singoli Stati fossero esacerbati: ognuno ha pensato quasi esclusivamente per sé anzi, forse anche peggio, cercando di penalizzare altri per trarne vantaggio, creando un'anarchia dove ogni singolo Stato perseguiva (e persegue) principalmente il proprio interesse, senza averne di condivisi con gli altri.
Non esiste una politica comune per quanto riguarda il lavoro, lo sviluppo, il welfare, la sicurezza, la difesa. Non ci sono praticamente interessi comuni in Europa, sotto la spinta degli interessi economici dei singoli Stati. Cosicché risultano ancora più fastidiosi gli atteggiamenti dei tecnocrati che, nell'assenza della politica, stanno affondando qualsiasi idea di unione che non sia il vantaggio economico competitivo perseguito dai singoli Stati.
L'Europa è in agonia, manca veramente poco al punto di non ritorno. Solo la politica la può salvare, ma sembra stia dormendo.

In Mountain bike nel Parco Nazionale Foreste Casentinesi: Colla Bucine - Valico 3 Faggi

In MTB nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, dalla Colla Bucine, sopra San Benedetto in Alpe, al Valico dei 3 Faggi a San Godenzo.