mercoledì 18 gennaio 2017

La polemica fuori luogo sul Giro d'Italia a Bagno di Romagna


Leggo, non senza stupore, di una polemica sull'arrivo del Giro d'Italia a Bagno di Romagna. Quello che è il più importante evento sportivo (e non solo) che questo comune abbia mai avuto, con un ritorno di visibilità, promozione turistica e "lavori pubblici" (si pensi alle asfaltature delle strade), che dovrebbe vedere unita tutta la comunità per le opportunità che ciò può comportare, riesce a suscitare della polemica politica.
Ognuno ha diritto di fare "opposizione" come ritiene opportuno, saranno poi i cittadini a valutare non solo come avrà amministrato chi guida il comune, ma anche quale sarà stato il "valore politico" delle opposizioni.
Questa polemica sembra un po' la storia de "la volpe e l'uva", resto però oltremodo sorpreso quando leggo "accuse" relative all'assenza di lavori pubblici. Senza entrare nel merito della polemica politica cui dovranno rispondere, nel merito, gli amministratori, mi sento di dire che questa del dogma "lavoro pubblico" fa parte di una visione della vecchia politica per cui il lavoro pubblico era visto come la "panacea di tutti i mali", ma che per l'Italia è stata spesso la causa di tanti problemi, compreso l'elevato debito pubblico che oggi il paese si ritrova sul groppone, nonché le situazioni finanziarie preoccupanti che presentano numerosi comuni italiani.
Il lavoro pubblico (ma non solo quello) in passato è stato usato troppo spesso senza una chiara visione, compresa la sua sostenibilità finanziaria nel lungo periodo, spostando così il problema nel futuro, facendolo gravare sulle generazioni future. Negli anni la politica e le politiche, sono cambiate, sono emerse altre sensibilità: dalla cultura allo sport, dalla promozione turistica alla valorizzazione ambientale, dalla salute alla "sostenibilità" delle politiche, che non ruotano giocoforza attorno al "lavoro pubblico", visto da alcune formazioni politiche quale mantra ideologico. Certo i lavori pubblici servono e sono importanti, ma non sono l'unica cosa che conta. E i lavori pubblici vanno programmati ma, soprattutto, devono avere una sostenibilità economico finanziaria che non vada ad incidere in modo critico sui bilanci. Molti Enti locali presentano oggi problemi di Bilancio, figli anche di quelle logiche e scelte politiche passate, che guardavano molto al presente di allora (e alle elezioni, secondo una logica di Public Choice) e non abbastanza al futuro.
Oggi la politica tutta dovrebbe interrogarsi su certi errori, su come, non tanto si sia generato un enorme debito pubblico (i come dove e perché li conosciamo, tra l'altro quello degli Enti locali è marginale rispetto al grosso del debito che è dello Stato centrale), ma piuttosto perché quegli "investimenti" alla fine non sono stati tali: non hanno portato un adeguato beneficio alla collettività e una "crescita economica" che li rendesse sostenibili nel tempo. 
Quando si parla di "lavori pubblici", sarebbe necessario interrogarsi adeguatamente sulla sostenibilità economica dei medesimi, nonché sul fatto che una comunità non vive solo di lavori pubblici  ma anche di altro, e quell'altro oggi nella politica, riveste un ruolo centrale.