lunedì 6 febbraio 2017

Un po' più in là a sinistra, c'è qualcun altro?


nda. ho scritto questo post mesi fa, ma non l'avevo pubblicato. Ho ritenuto fosse giunto il momento.

C'è una sinistra che non riesce a perdere il vizio di fare a gara a chi “sia più a sinistra”. Cosa significhi poi, nel 2016, essere “più a sinistra”, non è un concetto ben chiaro. Eppure, nonostante percentuali di consenso sempre più modeste, si continua in questa gara che rende questi partiti e/o aree politiche sempre più distanti dall'elettorato di massa, creando così piccole nicchie di consenso che, se possibile, si compiacciono persino di esser pochi, in una sorta di visione elitaria della politica (“siamo pochi poiché in pochi possono essere a questo livello”. Magari capire se si intende un livello in senso positivo o negativo). Il problema nasce da quella parte di “sinistra” che ha perso, oramai da decenni, il contatto con la realtà del proprio bacino elettorale. Si è di fronte in molti casi a persone che non hanno un'estrazione propriamente popolare, ma che parlano come se lo fossero, con tutte le contraddizioni del caso. Un tempo, nei partiti di sinistra, si trovavano (anche) operai, gente con stipendi contenuti, che provenivano da una realtà molto diversa da quella dei politici che oggi vediamo e sentiamo parlare e parlare. E' stato un lampo perdere il contatto con la realtà popolare ma ciò che sembra ancor più paradossale è la mancanza di autocritica che proviene da quell'ala politica: è sempre colpa di qualcun o qualcos'altro. Mai una seria riflessione sulle proprie responsabilità politiche. D'altronde chi ragiona in modo elitario è difficile riesca a fare autocritica.