mercoledì 29 marzo 2017

Un grande piano statale di manutenzione delle strade


Lo stato del patrimonio stradale italiano non è certo dei migliori. Negli ultimi anni lo stato delle strade è peggiorato anche a causa del taglio dei trasferimenti alle Province che hanno la competenza su numerosi km di strade. La prima domanda da porsi sarebbe: dove sono finiti i soldi delle Province? ovvero, dove sono stati dirottati, visto che non sembra esserci stata una minor spesa dello Stato nonostante il taglio di trasferimenti agli Enti territoriali? Come già scritto in altro post, il debito pubblico imputabile agli Enti territoriali è pari circa al 4% del totale, il 96% del debito è centrale/ministeriale.
Ma andiamo oltre, ho controllato su internet l'estensione delle strade in Italia al 2007, era la seguente (il dato può essere mediamente indicativo anche per oggi):
- autostrade: 6588km;
- statali: 19921 km;
- regionali: 37771;
- provinciali: 118.892km;
- comunali urbane: 171.479km (2002);
- comunali extraurbane: 312.149 km (2002);
- vicinali: 184.655km (2002).

Ipotizzando un costo di manutenzione pari a 8500€/km (progetto predisposto per il comune di Bologna, il costo appare in linea con quanto previsto per la manutenzione del manto stradale nella Provincia di Forlì-Cesena per il "grande evento" Giro d'Italia), escludendo le autostrade e le strade vicinali, si avrebbe una somma complessiva di circa 5,6miliardi di euro. Ovviamente non sussiste la necessità di manutenere tutti i circa 660.000km di strade, poiché ci sono strade che hanno un'ottima manutenzione, alcune buona, altre discreta, altre più che sufficiente. Lo Stato potrebbe permettersi un grande piano di manutenzione del patrimonio stradale, diciamo attorno al miliardo di euro (probabilmente tale investimento garantirebbe per molti anni, soprattutto nelle strade a minore percorrenza, uno stato di manutenzione adeguato su gran parte della rete viaria, senza necessità di continui ritocchi e rattoppi, che sono un costo e spesso non danno risultati ottimali), per mettere in sicurezza le strade? Probabilmente si, se ce ne fosse la volontà. I benefici sarebbero molteplici, dalla maggiore appetibilità turistica, ai minori costi diretti e indiretti per incidenti (compresi i risarcimenti talvolta dovuti), alla migliore viabilità in generale, compresa la successiva riduzione dei costi di manutenzione della rete viaria.
Il punto però è questo: uno Stato (nel suo complesso) deve programmare le manutenzioni. Tra l'altro, se lo dice per sé scrivendolo nella legge!!! L'art. 23 comma 8 del codice degli appalti (D.Lgs 50/2016) prevede che Il progetto esecutivo deve essere, altresì, corredato da apposito piano di manutenzione dell'opera e delle sue parti in relazione al ciclo di vita.
Ovviamente lo Stato non può pensare che basti scrivere un articolo di legge e magicamente ecco che si materializzano le manutenzioni: vanno stanziate adeguate risorse.
Purtroppo il nostro Paese, da tempo, interviene ex post mentre servirebbe un grande piano di manutenzione ex ante, su tanti settori: dalle strade agli edifici pubblici, dal dissesto idrogeologico alla sicurezza sismica, e molto altro. Se si intervenisse prima che il deterioramento delle opere sia avanzato o prima del conseguente ripristino delle medesime in seguito a calamità, si ridurrebbero enormemente i costi diretti e indiretti per la collettività
Sarebbe di fondamentale importanza cominciare a farlo.