domenica 23 aprile 2017

La sicurezza dei ciclisti

(Mortirolo, immagine di repertorio)
La tragedia di Michele Scarponi ha colpito tutto il ciclismo e i ciclisti. Andare in bicicletta, anche per un professionista, può essere pericoloso, a volte pure fatale. In Italia, secondo quanto riportato da Repubblica, muore per incidente un ciclista ogni 35 ore; numerosi anche i feriti.
Sicuramente è necessario fare di più per quanto riguarda la sicurezza per i ciclisti e raggiungere standard che altri paesi europei hanno. 
Da ciclista mi è capitato tantissime volte di vivere situazioni di pericolo, spesso a causa del comportamento di automobilisti, motociclisti, camionisti e di altre categorie che percorrono le strade. Certo, capita anche che i ciclisti abbiano le loro responsabilità: la strada è pericolosa, non è una pista di gara e vanno rispettate le regole del codice della strada. 
Ci sono alcuni accorgimenti che i ciclisti dovrebbero prendere: per chi usa bici da corsa e/o mountain bike indossare sempre il casco, rispettare i codice della strada in particolare fermarsi ai semafori, non percorrere le arterie contromano, non procedere in doppia (o tripla) fila, mantenersi ai bordi della strada, essere ben visibili, utilizzare le piste ciclabili laddove presenti, prestare attenzione a chi si immette sulla strada anche si ha noi la precedenza. Purtroppo a volte tutto questo non basta, chi va in bici sa che spesso bisogna avere 10 occhi quando si è sulla strada: anche se hai la precedenza, capita che chi è in auto consideri il ciclista una sorta di soggetto con meno diritti (potrei scrivere un manuale di comportamento intitolato "le volte cui non mi hanno dato la precedenza"). 
Altra "regola", sebbene difficile da rispettare per vari motivi, dovrebbe essere quella di evitare di andare in bicicletta da soli (soprattutto in MTB). Se proprio si va da soli, comunicare sempre a qualcuno a casa il percorso che si farà, mandare dei messaggi di tanto in tanto per segnalare la propria posizione. Inoltre, quando si è da soli, la prudenza dovrebbe essere doppia, il cicloamatore non fa le gare, non è in competizione con nessuno, ha due soli obiettivi: divertirsi e tornare a casa sano e salvo.
Quando ero un ragazzino e facevo le gare "rischiavo", in discesa ero molto veloce, il più veloce di tutti i ragazzi con cui ho corso. Ma finite le gare, la bicicletta è diventata per me un divertimento, cerco di limitare il più possibile i rischi, anche se la fatalità può accadere. Ma la prudenza e il rispetto verso ciclisti da parte di tutti coloro che percorrono le strade, nonché investimenti infrastrutturali che favoriscano la mobilità in bicicletta, aiutano a ridurre la fatalità.