lunedì 15 maggio 2017

Ciclismo trittico delle Dolomiti anni '90: il Passo Pordoi sognando il Giro d'Italia


Terzo post accompagnato da video sul Trittico delle Dolomiti, dopo le Tre Cime di Lavaredo e il Sella Giau, eccoci in un’altra salita mitica per il ciclismo, il Passo Pordoi salendo da Arabba. 
Coi suoi numerosissimi tornati è una strada molto spettacolare e la soddisfazione di raggiungere la cima dopo aver dato il massimo, notevole. Ci sono tornato qualche tempo fa dopo 15 anni e parecchi kg in più, sono salito molto più lentamente, con rapporti più adeguati al mio stato di allenamento. 
Il ciclismo su strada è uno sport dove si fa tanta fatica, soprattutto se lo si pratica cercando di andare al massimo delle proprie possibilità. Chi non lo ha praticato a livello competitivo nella Federazione Ciclistica, pur nelle categorie giovanili, fa fatica a comprendere certi aspetti di questo sport, per questo non mi convince chi si ritiene “esperto” senza essere passato da quel “mondo”, indipendentemente dai risultati ottenuti. Correre in bicicletta da corsa è molto diverso da fare gare locali in mountain bike o gare amatoriali, dove pure il livello di competizione può essere di un certo livello, ma imparagonabile alle “gare vere”. Mi è capitato di sentire in TV giornalisti sportivi che, commentando gare amatoriali, riprendevano chi usava impropriamente l’espressione “atleti”. La differenza è sostanziale, sebbene io fossi nella fascia medio bassa per quanto riguarda le prestazioni in salita, quando mi allenavo attorno a casa o andavo sulle Dolomiti, riuscivo a staccare quelli che venivano con me (a meno che non fossero corridori di Federazione). Ricordo che salendo sul Passo Gardena superai a velocità sostenuta dei triatleti che si stavano allenando, uno di loro esclamò “ma chi sei Pantani?” Sorrisi, ovviamente non ero né Pantani né tantomeno ai livelli dei migliori scalatori di chi con me faceva le gare giovanili, ma ciò non mi sorprendeva anzi, sorridevo quando qualcuno mi presentava presunti dati di ascesa su delle salite, che poi quando incontravo sulle medesime staccavo con facilità. 
Nei giorni scorsi ho fatto la salita del Carnaio da San Piero con la MTB elettrica spingendo al massimo delle possibilità attuali: ho impiegato tempi simili a quando mi allenavo per le gare; tra oggi e allora c'è la differenza di un "motore elettrico" da 250W. Quando abbiamo fatto Giriamo Bagno di Romagna sulla salita di Malagamba-Verghereto tenevamo la velocità di 18/20Kmh, ricordo che quando ci allenavamo salivamo con la corona 52 a 25/27kmh. 
Nel mio paese ci sono stati alcuni ragazzi che hanno corso in FCI a livello giovanile, ma nessuno è riuscito a fare il “grande salto” nel ciclismo professionistico. Chissà che un giorno un ciclista veramente forte possa nascere anche in questi luoghi. 
Io intanto ricordo ancora con piacere quando, seppur senza risultati di rilievo, “facevo il ciclista”.