mercoledì 3 maggio 2017

Primarie e partecipazione: aperte o chiuse? Il caso di chi si riconosce in un partito ma non nei suoi esponenti locali


Le primarie del Partito Democratico hanno sancito la netta affermazione di Renzi con il 70% dei voti. Ho letto varie analisi in questi giorni, alcune condivisibili altre meno. Qualcuno ha fatto presente come, a suo modo di vedere, le primarie per la segreteria di un partito dovrebbero essere circoscritte agli iscritti del medesimo: riflessione lecita, se non fosse che Renzi (che poi le primarie le ha vinte) ha esplicitato che il vincitore delle Primarie sarebbe stato automaticamente il candidato premier (come indicato nel loro Statuto peraltro), quindi non ci saranno altre primarie per sceglierlo. A quel punto sarebbe stato limitativo e poco partecipativo far decidere ai soli iscritti, visti anche i numeri dei tesserati che oggi hanno i partiti, chi avrebbe assunto la candidatura a Premier
Inoltre, considerata la scarsa partecipazione alle attività dei partiti, anche a causa di come i partiti sono stati gestiti negli ultimi 20 anni, tale scelta apparirebbe quantomeno antistorica in un periodo in cui si cerca di aumentare la partecipazione dei cittadini. 
Nel paese dove sono nato (Bagno di Romagna) ci sono state alcune “polemiche” relative alla partecipazione (???). Bagno di Romagna nel 2014 ha rappresentato un caso molto particolare. Nella concomitanza delle elezioni europee e amministrative, il PD la mattina uscì con quasi il 50% dei consensi (alle europee), mentre al pomeriggio allo scrutinio delle amministrative il consenso di tutto il centrosinistra locale (PD compreso), era crollato al 38%. Ciò significa che non era il PD a non rappresentare quella fetta di elettori, ma più probabilmente i suoi rappresentanti locali. Quindi questi elettori, pur riconoscendosi a livello nazionale nel centrosinistra, non avevano dato la loro fiducia ai rappresentanti locali, preferendo altre soluzioni. 
A distanza di 3 anni da quelle elezioni, non mi risulta sia stata fatta da quegli esponenti un’analisi (critica) sulle ragioni di quella sconfitta e sul perché quella porzione di elettori avessero scelto di essere rappresentati da una lista civica. Altra precisazione: gli esponenti di una Lista Civica a livello locale votano liberamente e hanno il diritto di farlo alle politiche nazionali: non è che perché a livello locale le persone non si riconoscono negli esponenti di un determinato schieramento per motivazioni varie, vuoi perché si ritiene non abbiano amministrato bene, vuoi perché non li si ritenga all’altezza del compito o, forse, perché si ritiene gli altri migliori, questi “altri” possano far storcere il naso a qualcunso se partecipano alle primarie
Forse ci si dimentica che i livelli locali e nazionali sono piuttosto differenti; se non mi riconosco nei rappresentanti locali di un partito, ho però il diritto (fino a che le regole lo permetteranno) di partecipare alle primarie per la selezione del segretario nazionale. 
Per concludere, ho l’impressione che nel Partito Democratico in molti fatichino a comprendere le nuove istanze che emergono dai cittadini, ma ciò rischia di portare a un risultato secco, che produrrà un sempre maggiore allontanamento degli elettori di questo partito. 
Il compito difficilissimo del nuovo segretario sarà riportare la partecipazione all’interno dei partiti, che sono anche luoghi decisionali e non solo strutture chiuse ai soli tesserati. Ma il tempo per comprenderlo è breve e il rischio di perdere per sempre un’ampia fetta di elettorato, grande.