sabato 26 agosto 2017

Tra diesis, bemolle e intonazione: gli "incubi" dei bandisti


In Italia praticamente tutti i più grandi musicisti sono passati dalle "bande", qualche mese fa al Teatro Mentore di Santa Sofia ha suonato Paolo Fresu e ha fatto un elogio delle bande, della loro importanza nel mondo della musica. Talvolta snobbate dai ragazzini che vorrebbero bruciare le tappe nella musica (ma poi si sente, quando corri troppo e studi poco), la Banda è una palestra fondamentale per chi vuole fare musica, a qualsiasi livello: è normale e un piacere, trovarsi a suonare assieme a grandi musicisti, nelle bande; sono occasioni che difficilmente potrebbero ripetersi in altre realtà musicali.
Vorrei parlarvi ora di quelli che sono i piccoli "incubi" in cui si può incappare nel suonare le partiture della banda: io ho cominciato circa 30 anni fa, ricordo il debutto in piazza a San Piero in Bagno, la tensione, la "paura di sbagliare". Ecco, la paura di sbagliare dei novizi a volte aiuta, poiché se una o più battute non le sai bene, eviti di suonare. E, nella banda, è importante fare le note giuste al momento giusto. Non è così per tutti i generi musicali: in quelli più ritmici o nel be-bop ad esempio, meglio fare una nota sbagliata che non farla e perdere il "ritmo". Ma fare una nota sbagliata nella banda, solitamente si sente. E ciò può accadere quando ci si sente "troppo sicuri".
Possono esserci vari casi di note sbagliate che ti fanno scendere il brivido lungo la schiena, sia che la faccia tu che un tuo vicino di sezione. Uno degli errori più comuni dei "troppo sicuri" è cominciare il brano senza guardare attentamente se ci sono diesis o bemolle in chiave. E' come quando ti si presenta una persona e immediatamente cancelli il suo nome, poi tutto il resto del tempo ti arrabatti sperando che il suo nome torni fuori ma niente. Se non hai letto subito la tonalità del brano, può succedere che a metà rigo butti l'occhio per vedere quanti diesis e bemolle ci siano in chiave, ed ecco che perdi il segno e ciò può essere un problema soprattutto se hai il canto (clarinetti). In questo caso aiuta molto l'aver fatto "solfeggio cantato", guardando le note le "senti suonare" e ascoltando gli altri, puoi riprendere il segno, ma intanto qualche battuta potresti essertela persa e se nella tua sezione siete in pochi, si vede e si sente. Ma c'è qualcosa di decisamente peggiore che può succedere, se ti sei dimenticato di guardare quanti bemolle c'erano in chiave: fare un SI naturale al posto di un Si bemolle, è qualcosa che veramente provoca brividi nella schiena; è qualcosa che non si può sentire, una vera pugnalata. Ed è capitato a tutti farlo, in quel momento vorresti che lo strumento bruciasse tra le tue mani, ti senti osservato da tutti, vedi il Maestro che ti fulmina con lo sguardo e vorresti sparire, ma oramai l'hai suonato. Che poi, grazie all'esperienza, solitamente la tonalità la "senti", ti accorgi se c'è un bemolle in chiave. Ma chi scrive i brani talvolta è sadico e disegna melodie che possono trarti in inganno, faccio un esempio: non hai guardato che il brano era in FA (per il tuo strumento), per 5/6 battute la composizione si sviluppa senza mai passare dal SIb, ma ecco che con l'occhio destro nella battuta dopo vedi questa successione RE, SOL, LA, SI, in una frazione di secondo ti sale il dubbio, ti sembrava di sentire una sonorità in FA, ma quelle sopra sono le note tipiche di una tonalità in SOL, tra l'altro il compositore non ti ha messo in quella melodia la nota FA che sarebbe stata diesis; cioè tu, pur non avendo guardato il bemolle in chiave, eri convinto di sentire la tonalità di FA, ma ora quella successione di note ti insinuano il dubbio "forse non eravamo in FA ma in SOL", devi decidere in una frazione di secondo: SI naturale o SI bemolle, SI naturale o Si bemolle, ed ecco che ti scappa il SI naturale, ma la tonalità era il FA: uno strazio, la cosa più antimusicale che possa esistere. Devo ammettere che ci resti male, e soffri pure se l'errore lo fa qualcun altro poiché è veramente qualcosa di fastidioso che chiunque suoni conosce molto bene: fare un SI naturale al posto di un SI bemolle, non si può sentire.
Tale errore si può ripresentare anche in un punto avanzato del brano: le composizioni delle Bande cambiano spesso tonalità, molto più spesso che nella musica leggera. Un cambio di tonalità c'è sempre nel trio quando si sale solitamente di una quarta, ma il cambio può avvenire anche in altre sezioni, magari proprio a metà rigo; in questo caso non ti aiuterà guardare a sinistra per vedere se ci sono alterazioni in chiave poiché, se c'era, l'avevi a metà rigo; potresti guardare il rigo sotto ma poi ti perdi e poi non è scontato che sia la medesima tonalità, potrebbe già essere cambiata. L'errore in questo caso è quasi matematico, poiché in una frazione di secondo ne devi pensare troppe, perdi il senso della tonalità ed ecco che esce la nota sbagliata. Le partiture delle bande sono spesso molto complesse, chi legge questi brani può suonare con grandissima facilità qualsiasi brano pop le cui linee melodiche e scomposizioni ritmiche, sono decisamente più semplici. Chiunque suona da qualche anno in una banda, nella lettura a prima vista si "fuma" tranquillamente tutti quelli che fanno pop e rock. 
Un altro degli errori che può capitare è non accorgersi del cambio ritmico: spesso il brano da 4/4 passa a 2/4, come si suole dire si "smezza" ma, se non lo vedi poiché stai pensando ad altro, ti perdi. Se poi da 4/4 passa a 3/4 o a 6/8, rischi di fare un casino micidiale. Per questo bisognerebbe stare sempre molto concentrati sulla partitura ma i bandisti talvolta guardano in giro o, se stanno marciando, guardano per terra a dove mettono i piedi.
Nei cambi di tempo poi, uno degli incubi maggiori diventano le pause: se conti male, rientri da solo nel punto sbagliato, un'altra pugnalata, tutti ti guardano poiché hai suonato solo tu ed è chiaro di chi sia l'errore.
Altro "terrore" è l'intonazione, sentire strumenti calanti o crescenti, ti stringe lo stomaco. Quello dell'intonazione è spesso il problema che più si sente nelle bande, poiché tenere intonati gli strumenti a fiato non è facile, quando si suonano le note molto basse ma soprattutto quelle alte (per i clarinetti, dal SOL col portavoce in su).
Ma la massima "figura" che si può fare, è quella di suonare una nota in più alla fine del brano: generalmente i brani delle bande chiudono in modo secco, fare una nota in più dopo che tutti hanno terminato è come dichiarasi colpevole, resta impresso nella memoria. Tutti ricordiamo quella volta che, a fine brano, facemmo una nota in più.
Ma, a parte tutto questo, a parte gli "incubi dei bandisti", suonare nelle bande è molto importante e penso di poter sostenere che non si sarà mai un musicista completo, se non si ha suonato nella banda.