giovedì 2 novembre 2017

Pubblica Amministrazione: tra procedure e risultati di gestione


Qualche giorno fa sul Corriere della Sera il giurista Sabino Cassese ha fatto una delle migliori analisi sullo stato della Pubblica Amministrazione che abbia letto negli ultimi anni (Dirigenti pubblici sotto assedio). In particolare il Giudice emerito della Corte Costituzionale sottolinea come nella P.A. la responsabilità dirigenziale, da responsabilità per violazione di obblighi di risultato, è divenuta responsabilità per obblighi di processo. 
Come ebbi a scrivere anche nella mia tesi di Laurea del 2012 nonché in alcuni post la riforma della P.A. dovrebbe proprio coinvolgere questo aspetto ovvero superare la rigida logica giuridica, che subisce peraltro una ipernormazione del legislatore, per centrare il focus del conseguimento dei risultati. Ciò non significa "facciamo come ci pare, l'importante è il risultato", poiché si deve sempre operare all'interno di un quadro normativo, ma optare per una riforma che snellisca le procedure, coinvolgendo anche il funzionamento del sistema giudiziario civile, amministrativo e penale, e dia maggiore priorità ai risultati (outcome).
Come sottolineato da Cassese infatti il rischio è che l'azione della P.A. segua sempre più rigide regole burocratiche, fatte di pubblicazioni della trasparenza, moduli, programmazione della trasparenza, con TAR e Procure che, come sottolineato dal giurista (Sabino Cassese su Corriere della Sera 30/10/2017 "Quando i dirigenti pubblici sono sotto assedio", cito testuale) spesso dimenticano il senso delle proporzioni, seguono orientamenti diversi, senza coordinarsi, non rispettano l’«expertise» tecnica degli uffici e divengono i decisori di ultima istanza su ogni materia, con istruttorie troppo lunghe, decisioni sempre in ritardo.
La situazione è complessa, di difficile soluzione, ed è uno dei principali limiti che frena la ripresa e lo sviluppo del Paese: purtroppo al momento le strade intraprese non sembrano portare a soluzioni efficienti.