sabato 19 maggio 2018

Giro d'Italia: sullo Zoncolan vince Froome, tengono bene Yates e Dumoulin


Froome aveva provato la salita dello Zoncolan nei mesi scorsi ed è riuscito a domarla facendola sua, ma la maglia rosa Yates ha perso solo 6 secondi (più gli abbuoni), bene anche Dumoulin che, non dimentichiamo, ha dalla sua parte la cronometro. L'impressione è che il Giro d'Italia sia oramai un discorso tra Yates, che in salita ha una gran gamba, e Dumolin che in salita tiene molto bene ed è il miglior cronoman del Giro.
Froome è piuttosto distante in classifica (oltre 3 minuti), difficile per lui pensare poter rientrare per la vittoria finale, soprattutto in un ciclismo, quello attuale, dove in salita tra i migliori non si fanno grandi distacchi.
Due parole sullo Zoncolan: salita dalle pendenze durissime ma resto dell'idea che salite come Stelvio, Gavia e Galibier, restino di una categoria superiore. Sono molto più lunghe ma, soprattutto, si passa a quote che tolgono il fiato. Inoltre, va detto, in una salita dalle pendenze molto accentuate come lo Zoncolan non possono esserci distacchi importanti (se non ricordo male lo disse anche Gilberto Simoni) poiché nei punti più duri i migliori possono andare a 10 kmh, gli altri salgono a 7-8kmh, mentre in salite dove si può fare più velocità e più lunghe, i distacchi possono essere più importanti.
Il mito delle grandi pendenze è qualcosa di recente nel ciclismo, ma non mi convince. La differenza la fa sempre l'intensità con cui una salita la si affronta, quali altre salite sono state affrontate prima, la lunghezza e la quota altimetrica, oltre a una pendenza sensibile. Ma sopra a certe pendenze, credo che questo aspetto assuma una discriminante minore. Insomma, per dirla breve, in un normale giro in MTB in appennino, si possono affrontare pendenze nettamente superiori a quelle dello Zoncolan, la stessa salita di Passo Sulparo a Civitella ha, in 3 km, pendenze decisamente più importanti dello Zoncolan (fino al 26%). Nel ciclismo non è la pendenza che fa la massima differenza, ma sono una serie di aspetti di cui certo, anche la pendenza ha il suo peso. Ma i grandi distacchi, nel ciclismo, sono stati fatti in altri tipi di salite.

mercoledì 16 maggio 2018

Traumi: convivenza, fisica e psicologica, con il dolore

Partiamo da un assunto: lamentarsi, esplicitandolo, del dolore, non aiuta a far passare il dolore. Talvolta si tende a pensare che chi più si lamenta (in generale, di qualcosa, non solo dolore fisico) più significa che questi stia male. Non è così e credo pure sia una caratteristica psico-sociologica di una certa italianità: in passato (non so se lo si faccia ancora) in alcune parti d'Italia si pagavano le persone per piangere ai funerali; siamo un popolo che spesso ostenta una certa teatralità nella sofferenza. Dal canto opposto si tende a pensare, talvolta, che chi non si lamenta in continuazione o in modo "esagerato", non abbia problemi o, comunque, non stia poi così male. Ovviamente non è così, ognuno vive (e ha il diritto di vivere) qualsiasi problema come crede, senza necessariamente dover nascondere o ostentare. 
Ho avuto vari incidenti nella mia vita, il più grave probabilmente è quello che non mi ha poi lasciato conseguenze visibili: a 4 anni caddi dalla bicicletta nella discesa del Carnaio, mi ruppi la testa (12cm di frattura interna) e passai una settimana al Bellaria di Bologna.
Quello che invece mi ha indubbiamente lasciato i segni maggiori, è stato quello del 2007: frattura pluriframmentaria dell'astragalo più lesioni varie a tendini e legamenti.
Non è stato semplice accettare questa condizione, ricordo bene quando l'ortopedico all'ospedale di Cesena, io ancora sdraiato sul piano della radiografia, mi disse: "ha subito una frattura molto grave, che comporterà una significativa invalidità per il resto della sua vita". E da lì un po' tutto è cambiato: inizialmente feci fatica ad accettarlo, mi illusi che forse qualcosa sarebbe potuto esserci che mi avrebbe potuto far tornare come prima, nel mio caso passò 1 anno e mezzo prima che mi rassegnai definitivamente all'invalidità (che poi mi è stata certificata da una commissione medica).
I primi mesi dopo l'incidente furono i più devastanti nel vero senso della parola, non nego che a volte pensai che forse l'amputazione dell'arto sarebbe stata la soluzione migliore, il dolore era insopportabile, 24 ore su 24, per mesi, senza che si riuscisse a vedere la luce. Fortunatamente il nostro cervello (perlomeno il mio reagì così) tende, se non a "tagliare" questi ricordi, a renderli più lontani, meno chiari.
Questo terzo intervento, eseguito a febbraio 2018, me li ha riportati tutti ben in mente: i primi 2 mesi sono stati veramente duri, molto duri. Mi preparavo da 10 anni a questo intervento, ma non mi aspettavo qualcosa di così tosto. Nella prima foto si vede ancora un filo di Kirschner che è stato successivamente rimosso in ambulatorio; ce n'erano altri 4 che nella foto non si vedono (si intravede qualcosa sulla sinistra). Nella seconda foto si vede la situazione definitiva, l'artrodesi: la mia caviglia è fusa e definitivamente bloccata. Per sempre. E' la "soluzione finale", quella che sapevo prima o poi avrei dovuto affrontare, per limitare un dolore che era diventato insopportabile. E qui torno all'inciso: non tutti tendono a esplicitare il dolore fisico, c'è chi lo sopporta e se lo tiene, non per questo ha meno male. Sia gli ortopedici che i fisiatri che mi hanno visto in questi mesi, mi hanno fatto una domanda: "coma ha fatto a convivere con il dolore dato da questa situazione fisica, per tutti questi anni?". 
Ho cercato di sopportare, mi sembrava il modo migliore per convivere con una situazione difficile che spesso portava scoramento poiché ho dovuto abbandonare tantissime cose che facevo: le escursioni, la corsa, le passeggiate, giocare a calcetto, semplicemente muovermi. La mia autonomia di cammino si è sempre più ridotta fino a diventare molto limitata: negli ultimi anni siamo andati in ferie con le biciclette poiché io non riuscivo a camminare, nel weekend a volte andavamo al mare in Romagna portando le bici, poiché io non avevo autonomia di cammino. Fino smettere di andare a passeggio, poiché camminare diventava incredibilmente doloroso. Fino a dover smettere con la bici da corsa e la MTB muscolare (spero di poterle riprendere), e comprarmi una MTB elettrica, poiché pedalare mi risultava oltremodo doloroso. Cosicché ho fatto questo intervento il cui scopo è quello di togliere il dolore. Ancora siamo piuttosto lontani dal risultato finale, è anche emersa una patologia che è l'algodistrofia e che, oltre ad essere dolorosa, rallenta sensibilmente i tempi di recupero. Ma, essendo abituato da 11 anni a convivere con un dolore, anche molto intenso, che è presente sempre, ad ogni ora del giorno e della notte, credo che qualche mese in più di dolore possa essere "accettabile" (e comunque non ho alternative che sopportarlo e conviverci). Fa male certo, dormo male certo, ma sopporto poiché, anche dire o esternare di star male, non ti fa stare meno male.

Chiusura
Ricordo tutto degli incidenti più gravi che ho avuto, credo che faccia parte proprio del mio modo di essere: sono una persona che vuole "sapere", che ha bisogno di sapere. Mi è capitato di parlare con altri "traumatizzati" che non ricordavano nulla dei propri incidenti, avevano dei vuoti di molte ore, qualcuno anche giorni. Io invece ricordo tutto, ho tutto impresso in modo molto definito, a partire da quell'incidente in bici occorsomi nel giugno del 1982. Ma, in tutti questi incidenti, ho un "vuoto" di circa 3 secondi. Ricordo tutto il prima e tutto il dopo, ma non ricordo il momento dell'impatto. E' così per l'incidente del 1982, ancora chiarissimo nella mia mente, per l'incidente occorsomi durante una gara di bicicletta nel 1994 in cui mi fratturai il polso, l'incidente in moto del 2005 e poi quello del 2007: di tutti ricordo tutto, tranne quei 3 secondi. Evidentemente il mio cervello, che vuole sapere e che quindi fissa tutti i ricordi, ha deciso di cancellare quei 3 secondi. Tutto il resto, mi è molto chiaro ed esplicito.

lunedì 14 maggio 2018

Santa Sofia, approvato il rendiconto di gestione 2017: conti in ordine e sinergia con gli altri Enti


Il comune di Santa Sofia ha approvato il rendiconto di gestione del Bilancio 2017. Già l'anno scorso avevo analizzato i dati di Bilancio del Comune di Santa Sofia , sottolineandone il buon rating finanziario, soprattutto se confrontato con quello dei comuni vicini e similari.
Dai dati contabili estraibili dalla relazione, possiamo vedere come il comune abbia operato un riaccertamento dei residui attivi e passivi in modo da dare maggior ordine ai conti: si è avuto un avanzo di amministrazione 1.881.115,57€ di cui 821.320,30€ accantonati, 93.708,37€ vincolati, 61.632,53€ destinati al finanziamento di spese in conto capitale e 904.454,37€ di fondi non vincolati. Le somme di parte corrente impegnate nel 2017 sono state pari a 4.887.717,06€.
Al di là dei dati finanziari, va sottolineato l'aspetto di collaborazione sinergica con altri Enti e Istituzioni presenti sul territorio: il progetto Vias Animae che vede Santa Sofia quale comune capofila di un progetto finanziato da fondi europei Por-Fesr per un investimento totale di 2.600.000€, in collaborazione con i comuni di Bagno di Romagna e Premilcuore, il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, Romagna Acque e la Regione Emilia-Romagna; la gestione del demanio regionale da parte dell'Unione dei Comuni della Romagna Forlivese mediante la stipula di una convenzione decennale. Non ultima la collaborazione con il comune di Bagno di Romagna e il Parco nazionale per il passaggio del Giro d'Italia.
La collaborazione tra Enti e Istituzioni diventa un aspetto fondamentale per la vita dei comuni, in un'epoca in cui i trasferimenti dallo Stato centrale si sono sensibilmente ridotti, operare in sinergia con una visione comune e condivisa del territorio che guarda al futuro, al di là dei meri confini amministrativi, appare la strada migliore per lo sviluppo nel medio lungo-periodo di questi Enti e delle comunità amministrate. 

domenica 13 maggio 2018

Bagno di Romagna: migliorano i dati economico-finanziari del Bilancio


Il comune di Bagno di Romagna ha approvato il rendiconto del Bilancio 2017, sottolineando come i dati siano in miglioramento rispetto agli anni precedenti.
Un anno fa feci un analisi di Bilancio di alcuni comuni, tra cui quelli della Valle del Savio dove, tra le varie cose, sottolineavo la cosiddetta "rigidità finanziaria" del comune di Bagno di Romagna che, in chiave comparata con gli altri comuni analizzati, era stata sensibilmente più alta fino al 2015 (invito a guardare i dati nel link sopra).
Negli ultimi anni la gestione dei Bilanci degli Enti Locali è profondamente cambiata e gli attuali amministratori si trovano ad affrontare difficoltà oggettive maggiori rispetto a chi li ha preceduti, questo perché i trasferimenti si sono sensibilmente ridotti e gli Enti Locali devono prestare maggiore attenzione a far tornare i conti, non solo per un mero esercizio contabile, ma per avere una sostenibilità economico-finanziaria nel medio-lungo periodo. 
I dati, riportati nel comunicato dell'Amministrazione di Bagno di Romagna, segnalano un significativo miglioramento nell'andamento di cassa in cui, per la prima volta da anni, non è stata chiesta la cosiddetta "anticipazione di cassa". Sono state inoltre accantonate le somme per i crediti di dubbia esigibilità (sanzioni codice della strada, teleriscaldamento, tari e accertamento evasione). 

Gli aspetti di buona gestione economica finanziaria talvolta sfuggono al cittadino elettore, ma sono fondamentali per il buon andamento del funzionamento degli Enti Locali, con una visione di medio lungo periodo. E' qualcosa di meno visibile dell'esecuzione di un lavoro pubblico o di un evento, ma che riveste una funzione imprescindibile per la buona gestione degli Enti, oggi ancora di più rispetto al passato, visti i tagli dei trasferimenti. Oggi gli amministratori, più che nel passato, devono cercare finanziamenti aggiuntivi in modo che si inneschi un "effetto moltiplicatore" degli investimenti: è così fondamentale cercare di accedere agli investimenti europei, alla collaborazione con altre istituzioni pubbliche e private presenti sul territorio. 
Chiudo sottolineando un aspetto importante, esplicitato nel comunicato e che fa riferimento a quanto detto sopra: la tappa del Giro d'Italia 2017, che è stata uno dei migliori progetti di marketing territoriale del nostro appennino, a fronte di un investimento di 170.800€ (esclusi tutti quelli extra comunali e privati, si pensi ad esempio alle asfaltature delle strade con finanziamenti straordinari regionali) è gravata sui conti comunali per soli 12.365,57€. E qui sta la capacità degli amministratori di saper accedere a co-finanziamenti, per poter raggiungere e conseguire determinati obiettivi.
Oggi, il buon amministratore dell'Ente locale, deve saper conseguire l'effetto moltiplicatore degli investimenti, tessendo una funzionale rete di collaborazione con le varie Istituzioni presenti sul territorio e a livello di Stato centrale.

sabato 5 maggio 2018

Sistema Italia: la fine di una storia, l'inizio di una nuova?


"Sistema Italia: la fine di una storia, l'inizio di una nuova?" è un book formato PDF scaricabile gratuitamente da questo blog, che raccoglie tutti i post riguardanti la politica e l'economia che ho scritto negli ultimi 2 anni.

(Dall'introduzione):
Ho volutamente lasciato così come scritti all'epoca i vari post, senza apportarvi modifiche, in modo da darne una lettura del tempo attualizzabile all'oggi. Se sarò stato capace di leggere e interpretare in presa diretta i fenomeni politici così come si presentavano alla mia attenzione, quelle mie letture e interpretazioni saranno valide anche oggi, a distanza di anni e settimane. Del resto, come diceva Robert Mallet, "le buone idee non hanno età, hanno soltanto un avvenire".

Potete scaricare GRATUITAMENTE il testo a questo LINK, oppure cliccando sulla copertina in home page del blog "Sistema Italia: la fine di una storia, l'inizio di una nuova?"

lunedì 30 aprile 2018

Brevi considerazioni sull'Inter e il campionato

(immagini di tempi oramai lontani)

Non voglio discutere degli episodi di una partita, di quanto successo negli ultimi 8 anni, degli errori di una squadra che ha come obiettivo da 7 stagioni la "sola" qualificazione Champions e l'ha puntualmente mancata. Dico una cosa: la smettiamo di avere come obiettivo stagionale la qualificazione Champions e proviamo a vincere qualcosa? (che poi è l'obiettivo in tutti gli sport). La Coppa Italia è così impossibile da conquistare? L'Europa League è così impossibile da conquistare? Ho controllato l'albo d'oro, se non mi sbaglio questo è il periodo più "buio" della storia dell'Inter per quanto riguarda i "successi" nelle varie competizioni, fatta esclusione del periodo bellico. Proviamo ad avere come obiettivo il prossimo anno la conquista della coppa Italia visto che pure il Milan è riuscito ad arrivare in finale? 
Altrimenti tutti gli anni, da qui all'eternità, sarà sempre la solita storia: ogni anno dal 2011 scrivo un post in cui, analizzando la squadra che comincia il campionato, dico che l'obiettivo qualificazione Champions verrà mancato. Lo dico tutti gli anni, anche quando l'Inter è (era) prima in classifica e alcuni tifosi si esalta(va)no. Non si tratta di gufare, mi di guardare in faccia alla realtà, al livello di questa squadra da 8 anni. E se troviamo altri alibi, di anni ce ne saranno altri 8 e poi altri 8 e o ancora.
Nel 2010 furono fatte scelte societarie, dal mio punto di vista, errate: in particolare i rinnovi a calciatori che erano a fine carriera e andavano ceduti, incassando e facendo degli investimenti mirati per il futuro, nonché risparmiando sugli stipendi. Avremmo potuto risanare la situazione debitoria, sapendo che le regole del Fair Play Finanziario sarebbero entrate in vigore a breve. Si poteva scegliere di costruire una squadra giovane, accettando si stare un paio di anni senza vincere, invece non vinciamo da 8 anni e l'impressione è che la storia andrà avanti così ancora per tanto tempo.
Nel 2011, alla luce delle considerazioni di cui sopra, dissi che l'Inter non avrebbe vinto nulla per i successivi 10 anni, che sarebbero potuti diventare altri 10 se si fosse continuato a fare certe scelte societarie. I primi 10 anni sono praticamente passati, vediamo se arriveranno pure gli altri 10.

venerdì 27 aprile 2018

Un po' di chiarezza politico-istituzionale


Negli ultimi anni si è fatta parecchia confusione sulla formazione dei governi in Italia sebbene la Costituzione sia molto chiara nel disciplinarne la formazione (artt. 92-96).
Non esiste e non può esistere nessun Governo eletto direttamente dal popolo in Italia, ciò dovrebbe essere un fondamento politico chiaro, eppure continuiamo a sentir dire "governo non eletto dal popolo". Non siamo una Repubblica Presidenziale ma Parlamentare, il governo si forma in Parlamento con apposite maggioranze e il Presidente del Consiglio viene nominato dal Presidente della Repubblica.
Non sta scritto da nessuna parte, tantomeno in Costituzione, che i partiti possano indicare in forma vincolante chi debba essere il Presidente del Consiglio, nonostante la pratica di "indicare" il proprio candidato premier si è oramai diffusa da varie elezioni, ma non ha alcun fondamento costituzionale.
Appare chiaro che alle scorse elezioni politiche non ci sono stati vincitori ma partiti e coalizioni che hanno preso più o meno voti senza però raggiungere maggioranze parlamentari "indipendenti", è inutile e politicamente non corretto continuare a sostenere il contrario ("abbiamo vinto noi...no noi").
Purtroppo la politica sta alimentando, anche tra i cittadini, questa poca chiarezza politico-istituzionale, che andrebbe invece fatta.

domenica 8 aprile 2018

Dalla Parigi - Roubaix alla San Piero - Villé, sognando di fare i ciclisti

Sto guardando in TV la Parigi - Roubaix e mi è tornato in mente quando, una trentina di anni fa assieme ad amici "organizzammo", per un paio di anni, alcune corse in bici a San Piero.
Prendendo spunto dal ciclismo professionistico, alcune corse furono di un giorno tra cui la San Piero - Villé, altre invece piccole corse a tappe di 5 giorni.
La San Piero - Villé, a dire il vero, non fu mai disputata poiché durante il sopralluogo sul percorso, da fare rigorosamente in bici, ci fu una rovinosa caduta che coinvolse più "atleti" e fece sì che considerammo la storia di quella gara conclusa lì. Doveva esserci anche la corsa in linea al contrario, in discesa, dalle Ville a San Piero ma, vista la caduta in salita, eliminammo pure quella.
Riuscimmo però a fare, per due anni, la corsa a tappe. Ho ancora da qualche parte un block-notes con le tappe e tutte le indicazioni sul percorso
La prima edizione del nostro piccolo Giro vide alla partenza numerosi ragazzini che si presentarono con bici di vario tipo ma, già dalla seconda tappa, ci stabilizzammo in una decina/quindicina di concorrenti.
La prima edizione, con partenza dalla "Docciola" a San Piero, aveva le seguenti tappe:
- da San Piero a Bagno: la cosa particolare è che l'arrivo, fu nel medesimo punto dove nel 2017 ci fu l'arrivo del Giro d'Italia, quello vero, a Bagno di Romagna;
- da San Piero alla Fonte del Rospo;
- da San Piero a Malagamba;
- da San Piero a Verghereto;
- da San Piero al passo di Monte Coronaro.
Tutto il nostro mini-giro, si sarebbe svolto sulle strade che circa 30 anni dopo videro il passaggio del Giro d'Italia.
Vinsi le prime due tappe in volata e arrivai secondo in tutte le altre (vinse le restanti tappe un ragazzo di Forlì, di un anno più grande, che non conoscevo). Avrei dovuto capire da lì che ero un velocista e non uno scalatore.
L'anno successivo, avendo aperto il tratto di E45 da Sajaccio a Bagno liberando così dal traffico la vecchia statale, aggiungemmo una tappa con partenza da Sajaccio e arrivo a Marculisi. In questo caso vinsi tutte le tappe disputate, ma il giro non fu completato poiché all'ultima tappa, mi presentai alla partenza solo io.
Si concluse così quell'esperienza di gare amatoriali tra bambini, alcuni di quei partecipanti hanno continuato ad andare in bici e/o in MTB, molti altri hanno proseguito con altri sport.
Restano però dei bei ricordi in quelle estati spensierate passate tra amici in quel di San Piero.

martedì 6 marzo 2018

Il Movimento 5 Stelle può drenare l'elettorato PD e della sinistra


Secondo le analisi dell'Istituto Cattaneo  il Movimento 5 Stelle ha drenato molto dell'elettorato del Partito Democratico e potrebbero sostituirsi a questo, quale riferimento politico per quella parte di elettorato che ha abbandonato i democratici in questa tornata elettorale.
I 5 Stelle sono davanti non solo a una possibile prova di governo ma prova di maturità politica ovvero operare strategicamente per attrarre a sé l'elettorato di più partiti fortemente in crisi, dal PD a LeU a tutta la sinistra in generale. Dovranno abbandonare quell'atteggiamento di chiusura che gli è stato proprio per tanto tempo, anche perché l'elettore si identifica con chi vota e sentire offese nei confronti del proprio partito di riferimento (e, di conseguenza, verso i suoi elettori), difficilmente può attirare elettori da questo. E' un qualcosa che era già successo alla sinistra quando attaccava Berlusconi e il suo elettorato, è una strategia che politicamente non giova.
Se il M5S saprà mettere da parte la sua strategia aggressiva, potrebbe riuscire a diventare il nuovo partito di riferimento per quell'elettorato che si riconosce/va nei partiti di centrosinistra - sinistra.

lunedì 5 marzo 2018

La fine della storia


La Fine della storia è un libro del politologo Francis Fukuyama molto dibattuto negli ultimi 30 anni.
Ne riprendo solo il titolo in quanto là si facevano ipotesi diverse dalle considerazioni che farò qui, ma il titolo è utile per elaborare il filo del discorso.
La fine della storia è, in questo caso, quella del sistema politico italiano così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 30 anni, è la débâcle (probabilmente finale) della sinistra italiana, sempre più distante dal suo elettorato, da tanto tempo nella sua ala più estrema ma ora pure in quella moderata e cosiddetta riformista. E' la fine del renzismo, del dalemismo, oltre a tutta quella iperframmentazione a sinistra del PD (nei numeri da tempo residuali ma venivano pur sempre tenuti in considerazione figli della vecchia concezione PCI "nessuno a sinistra..."). Chissà se ne prenderanno atto: Renzi ha sbagliato quasi tutto dal Referendum Costituzionale in poi, con la personalizzazione su di sé; qualcuno un anno e mezzo fa, a un incontro pubblico, mi disse che quella personalizzazione era (secondo loro) sinonimo di coraggio, e allora quel coraggio doveva portare a conseguenze quali il ritiro dalla vita politica come era stato detto. E invece non solo Renzi è tornato all'attacco, ma ha fatto scelte discutibili nel candidare in collegi blindati alcuni/e fedelissimi/e, e gli elettori probabilmente lo hanno punito anche (ma non solo) per questo. 
Abbiamo visto che c'era ben poco alla sinistra del PD, sia di idee che di numeri, perseguendo un elitismo che ha portato sempre più distanza con l'elettorato di riferimento. C'è da chiedersi: possiamo definire ancora "sinistra" partiti che hanno perso quasi completamente il contatto con l'elettorato storico di sinistra? (che ora vota altri) Qualcuno si è fatto delle domande, a sinistra?
La sinistra e il centrosinistra italiani così come li conoscevamo, sono formazioni oramai superate ed è difficile dire ora se e come potranno ripartire. Persino in Emilia-Romagna, dopo 70 anni, il centrosinistra non è più maggioranza. Chissà se sapranno fare una analisi politica sul perché e come si è arrivati a ciò, dubito lo sapranno/vorranno fare gli attuali dirigenti.

Le elezioni ci hanno portato un, prevedibile dai sondaggi, exploit del Movimento 5 Stelle, mentre meraviglia il risultato della Lega che, secondo le proiezioni, scavalca FI. I due partiti che potremmo definire, in qualche modo, euroscettici, sommati tra loro sono la maggioranza in Italia. E ciò dovrebbe dare un chiaro segnale anche all'Europa.
E' epoca di grandi cambiamenti, che non riguardano solo il nostro paese: l'elettorato sta punendo il "sistema politico" che si era creato negli ultimi decenni, in Italia e in Europa.

venerdì 2 febbraio 2018

Parco nazionale Foreste Casentinesi: Campigna-Cullacce

Riprese con drone, in collaborazione con il Reparto Carabinieri Parco Foreste Casentinesi, di una porzione di area buffer Faggete Vetuste riconosciute patrimonio UNESCO, in zona Campigna di Santa Sofia.
Elaborazione video Nicola Andrucci
www.parcoforestecasentinesi.it

domenica 21 gennaio 2018

Pian del Grado (Parco nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna

Pian del Grado in comune di Santa Sofia all'interno del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, ripreso con drone. Video realizzato dal Parco in collaborazione con il Reparto Carabinieri Parco Foreste Casentinesi, montaggio Nicola Andrucci.

venerdì 19 gennaio 2018

Promesse elettorali: come le pagheremo?


Tempo di elezioni, tempo di promesse. Ne abbiamo di tutti i tipi, da destra a sinistra al centro. Nessuno però ha ancora chiarito come le si pagheranno, con quali soldi. Inoltre sentiamo dire "toglieremo questo o quello" ma l'Italia ha principalmente un problema di crescita e la crescita non la si fa col "togliere" qualcosa ma col creare determinate condizioni.
Se queste sono le "premesse".

martedì 16 gennaio 2018

Di quale stato stiamo parlando?


Post status Facebook del 16 gennaio 2014, che ripropongo.

"Tutto cambia affinché nulla cambi", si leggeva nel Gattopardo. In Italia siamo andati oltre: non cambiamo tanto va già abbastanza male di suo... Abbiamo in piedi un assetto istituzionale, con il quale intendo anche la macchina dell'amministrazione pubblica, di una inefficiente. Eppure, sembra che nessuno abbia idee. In Europa comincia la ripresa (nda era il 2014), noi sembriamo quei sub che si piombano per raggiungere il livello più basso possibile in mare. Siamo "piombati" da una macchina pubblica normata male. Funziona male poiché è stata pensata male, creata peggio e aggiustata in corso in modo inefficiente. La cosa preoccupante è che spesso gli interventi che vengono messi in atto, peggiorano la situazione esistente (si aggiunge piombatura al già piombato). Per chi come me, lavora nella P.A., vedere come il legislatore e tutto ciò che gli ruota intorno, riesca a inseguirsi nel normare in modo inefficiente, oramai non meraviglia più. Parliamoci chiaro, il paese è talmente piegato su se stesso, che solo un miracolo potrebbe portarlo fuori dal pantano. Poiché ci portiamo dietro retaggi corporativi dai tempi del fascismo, inefficienze consolidate da sistemi di potere che ben conosciamo, paradossi di Stato a cui nessuno sembra volere mettere mano o sia capace di farlo: uno Stato come un piombo impenetrabile, immodificabile, repellente a tutto, soprattutto all'efficienza e al buon senso.
Il rischio di piombare il futuro di chi ci seguirà, in primis i nostri figli, purtroppo non è più una ipotesi ma già un pesante fardello, di cui tutti sono e siamo responsabili.

venerdì 5 gennaio 2018

Parco nazionale Foreste Casentinesi: Santuario de La Verna

Il Santuario de La Verna nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna.
Riprese Reparto Carabinieri Parco Foreste Casentinesi, elaborazione video Nicola Andrucci.