sabato 22 settembre 2018

Arte, artigianato e storia nella Valle di Pietrapazza

Si è svolta ieri sera presso la Sala Pertini di Santa Sofia la conferenza "Arte, artigianato e storia nella Valle di Pietrapazza", con relatori Alessio Boattini, Franco Locatelli, Silvano Fabiani, Claudio Bignami, moderatore Oscar Bandini.
Serata molto partecipata con pubblico interessato, i relatori hanno parlato della "storia" di questa Valle che si trova in comune di Bagno di Romagna ma che oggi, dopo gli interventi sulla viabilità eseguiti a partire dagli anni '60 (coincidenti con la fase finale dello "spopolamento" di quelle zone), ha un naturale sbocco verso Santa Sofia. Una comunità, quella degli ex abitanti della Valle, che si ritrova ancora nell'annuale festa di Pietrapazza che si tiene la prima domenica di settembre.
Silvano Fabiani, con l'ausilio di alcune diapositive e disegni da lui realizzati a partire dai primi anni '80, ha parlato dell'architettura e delle maestranze della zona: i primi insediamenti certi, di provenienza documentale, sono del 1500 ma pare che già nel 1200 queste valli furono interessate da una "colonizzazione" che portò in queste remote zone dell'Appennino artigiani provenienti da varie parti d'Italia (in particolare dalla Lombardia, con i cognomi Milanesi e Lombardi) e pure dall'estero. Il prof. Unibo Alessio Boattini, in alcune sue ricerche su documenti processuali riguardanti fatti della zona a partire dal 1600, è riuscito a ricostruire alcuni pezzi di microstoria riguardante la Valle di Pietrapazza: dai "Lombardi" mastri costruttori, a un "pettinaio" proveniente addirittura dalla Francia, così come l'attività di realizzazione di coroncine per rosari che utilizzavano legname d'abete proveniente da questa Valle.
Il dott. Franco Locatelli del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna ha mostrato alcuni video tratti dal sito "I popoli del Parco" curato dal Servizio Promozione del Parco (ne riporto uno sotto). La serata è stata chiusa da Claudio Bignami con un riferimento storico alla "peste" del Seicento che lambì anche queste remote zone dell'Appennino. 
Buona parte di queste storie e ricerche sono riportate nel libro "La gente di Pietrapazza" (autori Alessio Boattini e Claudio Bignami).

sabato 15 settembre 2018

La Lega sale nei sondaggi, centrosinistra e centrodestra in cerca (?) di una identità


Secondo un recente sondaggio pubblicato su Repubblica, la Lega di Salvini sarebbe il primo partito italiano con il 30% di consensi, il M5S si attesterebbe al 27,9%, mentre il PD sarebbe al 17% e FI al 8.7%. Liberi e Uguali e Fratelli d'Italia entrambi sotto al 3%.
Il Governo Lega - Movimento 5 Stelle godrebbe di un "consenso" (da sondaggio) pari a quasi il 60%, numeri notevoli.
Mentre il M5S appare abbastanza stabile nei consensi, salta all'occhio l'incredibile balzo in avanti della Lega dalle elezioni di marzo ad oggi. L'Italia vive da anni un contesto politico ad elevata volatilità elettorale (anche il PD arrivò al 40%, per poi disperdere buona parte di quei voti nel giro di un paio di anni). Certamente la Lega e il M5S sono, oggi, i due partiti che meglio intercettano la domanda politica di una larga fetta del popolo italiano. Ciò dovrebbe portare a una profonda riflessione da parte di chi ha governato negli ultimi 5 anni e di chi, nel medesimo periodo, ha fatto opposizione ma non ha saputo intercettare adeguato consenso.
Ho già parlato dei "problemi della sinistra" che paiono oramai da tempo strutturali e non congiunturali: finita la spinta ideologica novecentesca, è mancata e manca la capacità di proporre un'offerta politica che sappia dare speranza nel futuro. E' mancata l'empatia con una larga fetta di popolazione che un tempo era l'elettorato della sinistra; difficile pensare che i dirigenti attuali possano ricostruire un rapporto con quell'elettorato. Servirebbe qualcosa di totalmente nuovo.
Non se la passa neanche bene il campo della "destra liberale", fagocitato per buona parte dalla Lega ma pure, in parte, dal M5S.
Entrambe le "vecchie formazioni" di centrodestra e centrosinistra, faticano a uscire dallo stallo in cui sono finiti. Certamente pagano (negativamente) alcune politiche messe in atto negli ultimi 25 anni, in cui quei governi si sono alternati, mentre ciò che di buono è stato fatto, non sembra fare più breccia nell'elettorato. Alla stagione dei diritti, è mancata la stagione dei "doveri": un lavoro culturale nella società, per far comprendere che il bene comune e il benessere diffuso possono esistere solo grazie al contributo e impegno di tutti. Una maggiore attenzione alle istanze dei cittadini, sarebbe stata auspicabile.
Oggi queste formazioni politiche, che chiamavamo centrodestra e centrosinistra, possono ripartire esclusivamente dai territori, dai luoghi dove si è lavorato bene, da quegli amministratori che sono stati vicini alla gente e ne hanno interpretato i bisogni. Ma servirebbe un grande ricambio della classe dirigente: chissà se saranno disponibili a farsi da parte e lasciare il passo.

martedì 4 settembre 2018

Come il Movimento 5 Stelle potrebbe drenare l'elettorato del Partito Democratico


Secondo alcuni analisti Movimento 5 Stelle e Lega potrebbero sostituire, nello scacchiere politico italiano, ciò che furono Partito Democratico e Forza Italia, nel loro dualismo competitivo tra centro sinistra e centro destra.
Se la Lega sta operando in tal senso con un agire politico e comunicativo volto a cercare di ampliare il proprio consenso nel corpo elettorale di (centro) destra (ma prendono voti anche da ex elettori di sinistra delusi), meno convincente appare la strategia comunicativa del Movimento 5 Stelle: i continui attacchi, financo la denigrazione dell'avversario politico identificato principalmente nel PD, non fanno altro che consolidare l'elettorato ideologico  (quel poco che ne è rimasto) di quel partito nonché far riavvicinare ad esso quell'elettorato di "appartenenza" meno volatile. E' lo stesso errore comunicativo che compì la Sinistra contro Berlusconi e il suo elettorato.
Di questa cosa ne ho parlato anche nel mio e-book "Come vincere le elezioni partendo da zero": attaccare pesantemente il partito avversario e anche il suo corpo elettorale, serve solo a soddisfare il proprio elettorato più astioso ed estremista, senza però avere effetti positivi significativi sul proprio consenso. Le elezioni sono competizioni dove vince chi sottrae voti all'avversario e, per fare ciò, non pare essere una buona strategia quella di attaccare (anche pesantemente) quell'elettorato. Piuttosto il M5S dovrebbe cercare di "corteggiarlo", cercando di "separarlo" dal proprio partito, così come fu fatto all'inizio della sua storia politica: provare a "cancellare" la storia politica di un partito avversario, non fa altro che consolidare quell'elettorato o, nella migliore delle ipotesi, portarlo all'astensione, ma senza riuscire a drenarlo verso sé. 
Se il Movimento 5 Stelle lo capirà, cambiando strategia comunicativa, allora questi potrà prendere definitivamente il posto dell'attuale centrosinistra nello scacchiare politico italiano.

lunedì 3 settembre 2018

Concerto a San Gimignano della Banda Santa Cecilia di San Piero e Bagno di Romagna

Splendida serata sabato 1 settembre per la Banda Santa Cecilia di San Piero e Bagno di Romagna nell'oramai consueto appuntamento annuale nella magnifica cornice di San Gimignano, in Toscana.
La Banda, diretta dal Maestro Tolmino Marianini, ha eseguito il suo repertorio che spazia dalla musica tradizionale a quella moderna, passando dal folk al pop. Il pubblico ha apprezzato l'esibizione con calorosi applausi.
Nel video un estratto del concerto

domenica 19 agosto 2018

Dica sinistra. Trentatre


Ieri sera a Santa Sofia, nell'ambito della locale Festa dell'Unità, il politologo Marco Valbruzzi, assieme al Sindaco Daniele Valbonesi, l'Assessore Regionale Emma Petitti con Oscar Bandini moderatore, ha presentato il libro "Il vicolo cieco" (ed. Il Mulino) discutendo con i presenti della attuale situazione politica italiana.
La parte politica che oggi più si trova in un vicolo cieco è certamente la sinistra, mai così in basso in termini di consenso nella storia repubblicana. Nonostante tale risultato però, non sembra siano in atto particolari sussulti né, tantomeno, riflessioni di ampio respiro.
Il "problema" della sinistra (italiana ma non solo) non nasce certamente oggi ma viene da lontano: lo scollamento con il corpo elettorale di riferimento è oramai in atto da un trentennio, il voto ideologico e di appartenenza è venuto meno ma alcune élite di quella parte politica o non se ne sono accorte o hanno sottovalutato il problema. A partire dagli anni '70 è emersa e ha preso campo una classe dirigente nei vari partiti della sinistra che spesso ha preferito "parlare" piuttosto che "ascoltare", "dire" piuttosto che "comprendere", "insegnare" piuttosto che "imparare". Si è perso così sempre più il contatto con i cittadini, il pensiero di sinistra è diventato in certi casi un esercizio intellettuale (di una ristretta cerchia) piuttosto che una politica attiva.
A tale scopo, riporto qui una riflessione di un intellettuale di sinistra: "Dovremmo cercare di ricostruire tra noi un'ambiente come quello del 19-20 con i mezzi che abbiamo a disposizione: allora nessuna iniziativa era presa se non era stata saggiata con la realtà, se prima di essa non avevamo sondato, con mezzi molteplici, l'opinione degli operai (ndr. oggi diremmo "l'opinione pubblica"). Perciò le nostre iniziative erano quasi sempre un successo immediato e largo e apparivano come l'interpretazione di un bisogno sentito e diffuso, mai come la fredda applicazione di uno schema intellettuale".
Il corsivo è di Gramsci, ripreso da una lettera indirizzata a Togliatti nel 1924. Il fondatore del PCI poneva certe riflessioni quasi 100 anni fa eppure, nel tempo, l'elitismo di certi dirigenti è sfociato nella "fredda applicazione di uno schema intellettuale", peraltro schemi spesso discutibili, di interessi di partito quando non personali (cercando di consolidare il proprio ruolo nello scacchiere politico), piuttosto che interessi diffusi. 
Lo scollamento con il corpo elettorale non nasce quindi oggi e chi cerca capri espiatori recenti, sperando di sfuggire dalle proprie responsabilità politiche, è in fallo.

Come è stato detto durante la serata, oggi il problema principale della sinistra è una ricostruzione culturale, offrire un'idea di speranza ai cittadini e non sarà affatto facile.
Serviranno Testa (riflessione culturale) e Territorio (attenzione alla politica locale). 

sabato 11 agosto 2018

Salita del Gardeccia


Salita del Gardeccia (Dolomiti - Val di Fassa), già affrontata nel 2012 con Bici da corsa, questa volta salito con E-bike.

domenica 1 luglio 2018

Il populismo

Sto leggendo un libro di Jan-Werner Muller, professore alla Princeton University, dal titolo: "Cos'è il populismo".
Muller analizza tale fenomeno approfondendone i vari aspetti, sottolineandone caratteristiche e peculiarità. Ci sono populismi di destra e di sinistra, accomunati da alcuni elementi di fondo. I populisti fanno frequenti richiami al "popolo", della cui volontà si dichiarano interpreti. Secondo Muller la logica populista prevede che chiunque non sostenga i populisti non possa essere considerato a buon titolo come facente parte del popolo. Il populismo è una forma di politica delle identità ma, come sostenuto da Habermas, il popolo può esistere solo nella sua pluralità.
I populisti sarebbero quindi antipluralisti, non riconoscendo alcuna opposizione legittima (pp. 27 ibidem), portando con sé una visione moralistica della politica. Secondo questa visione, solo una parte del popolo, sarebbe il popolo, e in nome del popolo parlerebbe un leader che si considera (e viene considerato dai populisti) quale interprete della volontà del popolo.

Mi sento di consigliare la lettura di questo libro, che presenta numerose riflessioni interessanti sulla tematica, molto attuale, del populismo.

martedì 19 giugno 2018

La "narrazione" politica di Salvini e quella delle opposizioni


In questo post non si vogliono dare (e non si daranno) giudizi di valore, attenendosi ai principi della Scienza Politica, ma si tratterà di ciò che in comunicazione politica viene definita "narrazione".
Creare una "narrazione politica" significa implementare una forma di comunicazione che si rivolge principalmente all'elettorato interno ma anche ai partner istituzionali, nazionali ed internazionali, in modo da "sostenere" una (o più) determinate azioni politiche le quali possano godere del più ampio consenso (elettorale) possibile.
Se guardiamo ai recenti sondaggi, l'ultimo quello proposto da Mentana nel suo TG ieri che indicava il sorpasso della Lega sul M5S, la narrazione di Salvini sembra fare breccia su un'ampia fetta di elettorato.
Analizzare i come e i perché meriterebbe un "trattato" a parte, ma alcuni aspetti li possiamo sintetizzare, con una doverosa premessa: in politica "reale" (ammesso si possa parlare di reale) e "percezione del reale" tra i cittadini sono elementi spesso molto distanti e influenzati da parecchi fattori, psicologici, sociologici, economici, politici, ecc. La comunicazione politica, la narrazione che si crea attorno a una determinata "issue" può influenzare in modo significativo questa percezione.
La "narrazione" di Salvini, da tempo, è incentrata principalmente sulla questione "sicurezza" che ha destato parecchio interesse nell'elettorato negli ultimi 20 anni. Già in passato scrissi (Come vincere le elezioni partendo da zero) come non si debbano lasciare "vuoti politici" nelle issue che destano interesse tra i cittadini. La politica, che sia di destra, di sinistra, di centro, deve poter dare risposte credibili a tutte le "questioni politiche" che si possono presentare. Chi sa fornire una risposta maggiormente credibile nell'elettorato, ne guadagna in termini di consenso.
Attenzione: la Scienza Politica NON dà giudizi di valore, ma analizza "sistemi", fatti, eventi politici. Sostenere "lo faccio poiché è giusto per il mio sistema di valori" non è compito della Scienza Politica. Spesso abbiamo sentito dire, rispetto a determinate politiche, "lo abbiamo fatto o abbiamo fatto così poiché è giusto". Ma il sistema di valori, giusto o non giusto, è soggettivo e diversificato, cambia a seconda dei contesti, degli eventi, delle epoche storiche.
Oggi l'impressione è che l'opposizione alla narrazione di Salvini stia consolidando il consenso di Salvini (sondaggi alla mano) e quindi significa che c'è un problema nella "narrazione" di chi si oppone alle politiche e alla narrazione di Salvini.
Ho parlato spesso degli errori della sinistra italiana su cui probabilmente un solo trattato non basterebbe ma, oggi, pare evidente che una certa narrazione, spesso percepita come elitaria dal cittadino-elettore, non faccia più breccia nell'elettorato, neanche in quello (un tempo) di riferimento. In un'epoca di forte volatilità elettorale, fare affidamento al voto ideologico e di appartenenza non sembra una scelta vincente. Implementare una politica dicendo "lo facciamo poiché è giusto", quasi fosse un dogma che i cittadini elettori non possano e non debbano comprendere, crea un forte distacco tra quei partiti/politici e la cittadinanza.
Il grave errore, dal mio punto di vista, che hanno fatto sinistra, centrosinistra e, in generale, i partiti alternativi alla Lega di Salvini, è stata quella di non aver saputo proporre una politica credibile (rivolta gli elettori) sulla tematica "sicurezza" che fosse alternativa alla narrazione di Salvini. Alternativa non significa in totale opposizione e/o contestazione, ma che abbia una sua credibilità e consistenza all'interno di un proprio "sistema di valori". Questo è mancato alle "opposizioni": una proposta politica credibile su una questione, quella della sicurezza, particolarmente sentita dai cittadini. Anche perché la questione sicurezza va a toccare vari aspetti "sociali", non solo quelli dai "risvolti penali". La sicurezza socioeconomica ad esempio, è collegata alla sicurezza intesa come rispetto delle regole da parte di tutti.
Il "successo" della narrazione di Salvini è legato a vari fattori: il contesto socioeconomico attuale del paese, i rapporti del paese con le altre nazioni e in particolare con l'Unione Europea, la situazione politica internazionale e gli effetti del "terrorismo internazionale" degli ultimi 20 anni. Salvini l'ha costruita in modo politicamente "abile", sfruttando l'assenza di una narrazione alternativa (e credibile) da parte degli oppositori. Oggi infatti ogni "opposizione dura" alla sua narrazione, senza crearne una propria sul tema, pare non far altro che consolidare la narrazione di Salvini.
In conclusione, se la o le opposizioni non sapranno costruire una loro narrazione credibile su determinate tematiche, quella di Salvini potrebbe sbancare dal punto di vista elettorale.
Il prossimo appuntamento saranno le elezioni europee, lì, in caso di successo elettorale, Salvini potrebbe "passare all'incasso" politicamente parlando, proponendosi come leader del centrodestra che potrebbe presentarsi a nuove elezioni con un unico partito, a sua guida.

domenica 17 giugno 2018

Nazionale di calcio italiana: se, come e quando il ritorno nei palcoscenici mondiali

(immagine Pixabay)

L'Italia, come noto, ai mondiali in Russia non c'è. Fa uno strano effetto vedere un Mondiale senza l'Italia, qualcosa cui non eravamo abituati. L'Italia è la terza nazione terza per numero di qualificazioni ai mondiali, dietro a Brasile (sempre presente) e Germania che, come molti paesi europei (tra cui l'Italia) non partecipò alla prima edizione. Noi non ci qualificammo nel 1958 poi per 56 anni siamo sempre stati presenti, fino a questo mondiale. 
Se guardiamo al passato anche altre grandi nazioni calcistiche hanno avuto clamorosi "missing": la Francia è stata assente per due edizioni consecutive (1990-1994) per poi vincere il mondiale al "rientro" (1998). Nel 1994 non si qualificò l'Inghilterra, nel 1970 e 1974 non si qualificarono né SpagnaFrancia
Il calcio negli ultimi 30 anni, come in generale gli sport, è cambiato molto: l'aspetto atletico è diventato importante almeno quanto l'aspetto tecnico. Ieri Argentina - Islanda si è chiusa in pareggio, con gli islandesi che hanno sopperito alla differenza tecnica con una grande prestazione fisica. L'impressione è che non sia più così scontato che le "grandi nazioni calcistiche" possano avere la strada spianata per la qualificazione alle manifestazioni mondiali e per l'accesso alle fasi conclusive. E' probabile che alla fine vinceranno comunque le nazioni con una grande tradizione calcistica, ma quelle che meglio avranno saputo integrare al meglio lo sviluppo tecnico con quello atletico. E qui l'Italia sembra un po' indietro rispetto alle altre big. 
Nella storia del calcio abbiamo avuto "campioni" in ogni decennio: senza togliere niente ai calciatori nati successivamente, l'ultimo decennio in cui sono nati campioni che hanno dato un'importante contributo alla nazionale italiana appare quello degli anni '70. La generazione, per intenderci, dei Del Piero, Totti, Buffon, Pirlo, Nesta e Vieri alcuni dei quali hanno avuto la propria "consacrazione" con la vittoria nel 2006. In questi 12 anni le prestazioni ai mondiali della nostra nazionale sono state non propriamente brillanti, fino alla mancata partecipazione ai mondiali di Russia. In mezzo c'è la finale dell'europeo 2012 dove però siamo stati sconfitti sonoramente dalla Spagna che dimostrò una superiorità schiacciante.

Da dove si riparte? un anno fa scrissi un post "scuole calcio per i piccoli paesi". Certo non basta, serve far ripartire un movimento che vive una crisi di lungo periodo. Per quanto possa far piacere ai tifosi juventini, avere una sola squadra che vince i campionati da oramai 7 anni, non aiuta certo la crescita della competitività sportiva del nostro campionato. Ci servirebbero poi dei campioni, alla Messi, alla Ronaldo, che però non abbiamo e chissà se mai avremo. Abbiamo però una grande tradizione calcistica, abbiamo vinto 4 mondiali soprattutto grazie alla forza di squadra prima ancora che alla capacità dei singoli. Però, senza grandi campioni, è quasi impossibile vincere, e quelli oggi sembrano mancarci.
L'ulteriore problema è che il calcio attuale sta diventando sempre più competitivo, l'Argentina una delle favorite ha faticato con l'Islanda, le nazionali europee con le quali dobbiamo confrontarci per le qualificazioni ai mondiali sono forti e lo stanno diventando sempre di più, mentre noi abbiamo "rallentato" parecchio negli ultimi anni.
E' una sofferenza generalizzata che abbiamo in vari sport in Italia, si pensi ad esempio all'atletica dove alle olimpiadi da varie edizioni non solo non prendiamo medaglie ma neanche ci andiamo vicini. Anche nel ciclismo, tolto Nibali e qualche fiammata di altri corridori, non siamo più da un pezzo tra le nazioni dominatrici.
L'Italia pare vivere una crisi di competitività sportiva (tolte alcune brillanti eccezioni, che sono quelle che ci portano medaglie alle olimpiadi) che non è solo calcistica: altre nazioni hanno fatto investimenti mirati sullo sport, noi probabilmente meno. E i risultati, si vedono.

venerdì 1 giugno 2018

Il nuovo governo dell'Italia


Dopo tanto peregrinare tra le vie difficili della politica italiana è nato il governo del "contratto" tra Movimento 5 Stelle e Lega con a capo il prof. Conte.
Un contratto tra due forze che potremmo definire, non certo antisistema secondo la definizione di Sartori,  ma anti-establishment. Movimenti cosiddetti anti-establishment sono cresciuti in tutto il mondo occidentale nell'ultimo decennio, grazie anche alla crisi economica cominciata nel 2008 e che si fa ancora sentire in modo pesante. Le élite che hanno governato negli ultimi 30 anni hanno certamente avuto delle responsabilità nella crescita di pulsioni populiste tra i cittadini, per scelte politiche che spesso sono state percepite, a ragione o a torto , lontane dagli interessi dei cittadini.
Uno degli errori principali di quelle élite è stato quello di governare in un clima di campagna elettorale permanente, cercando così di accontentare nel breve termine il proprio elettorato di riferimento, senza una visione futura del paese. Non è un caso che l'Italia sia tra i paesi europei che negli ultimi 20 anni è cresciuto meno e ciò non è stato certo a causa dell'euro (gli altri paesi euro sono cresciuti eccome), ma a una visione socio-politico-economica di brevissimo termine. Va detto che tale visione è figlia anche dei desiderata di una fetta della cittadinanza di cui ho parlato provocatoriamente in un precedente post.
Machiavelli diceva: "la natura de' popoli è varia, ed è facile a persuadere loro una cosa, ma è difficile fermargli in quella persuasione". Nonostante la civiltà occidentale, l'Europa in particolare, abbia fatto passi da gigante nella qualità della vita negli ultimi 70 anni, con un periodo di pace e benessere diffuso che non ha avuto altro riscontro nella precedente storia umana, è presente oggi una "percezione" per cui il sistema economico sociale in cui viviamo stia andando  (quasi) a rotoli: sentiamo non solo cittadini ma pure politici sostenere "hanno distrutto l'Italia!". Le parole hanno un peso e quando le si pronunciano andrebbero soppesate. E qui mi ricollego a un altro post che scrissi tempo fa sulla "Psicologia delle Folle" che teorizzava certe metodologie proprio per influenzare e condizionare il pensiero del popolo o, per usare parole di Machiavelli, per persuadere. Viste le conseguenze passate servirebbe un maggior senso di responsabilità da parte di tutti anche nell'uso delle parole.
Oggi comincerà questo nuovo governo che appare quale assoluta novità nel panorama europeo: non c'è infatti oggi un governo dalle caratteristiche simili negli altri Stati europei. Servirà tempo per poter dare un giudizio politico, certo è che l'opera di persuasione, cominciata oramai da vari anni, è stata certamente molto efficace e ha profuso degli effetti piuttosto diffusi di convincimento nell'elettorato del nostro paese. Ad oggi vediamo due partiti al governo che godono di un sostegno diffuso di stampo quasi "ideologico" (e quindi con poco spirito critico) mentre la o le opposizioni appaiono frammentate, deboli, in grossa difficoltà nel proporre una proposta politica alternativa.

Alcune letture integrative:
- Quegli esponenti della sinistra che si fanno poche domande e hanno spesso la risposta sbagliata
- Un po' più in là a sinistra, c'è qualcun altro?
- Il Movimento 5 Stelle può drenare l'elettorato del PD e della sinistra
- La prova del 5 (Stelle)
- Partiti socialdemocratici e destra liberale grandi sconfitti di quest'epoca politica
- Volatilità elettorale: come cambiano le intenzioni di voto dei cittadini
- Italia: produttività e sviluppo
- La "supremazia morale" di un partito o movimento non esiste
- Le riforme in Italia si faranno mai?

mercoledì 30 maggio 2018

Possibili scenari politici nel caso di elezioni a breve


Potremmo tornare a votare molto presto, forse anche prima dell'autunno che si ipotizzava. Un brevissimo tempo non solo per fare una campagna elettorale (su quali temi e come) ma persino per impostare (eventuali) alleanze.
Chi ne guadagnerà di più sarà certamente la Lega di Salvini che alcuni sondaggisti danno già al 25% ma ci sono possibilità che diventino primo partito superando il M5S che è dato in calo. Potrebbero abbandonare il M5S i "delusi di sinistra" che avevano votato il partito con a capo Luigi Di Maio, mentre resterebbe presumibilmente lo "zoccolo duro" che potrebbe aggirarsi attorno al 25% dato in linea con il risultato delle politiche del 2013.
Grosse difficoltà per il centro sinistra e il PD, che potrebbe faticare ad arrivare al 15%, mentre la probabilità che partiti a sinistra del PD possano entrare in Parlamento appare molto scarsa. Nel caso di una campagna elettorale incentrata sulla questione europea, potrebbe beneficiarne il partito della Bonino, ma difficilmente con risultati eclatanti.
Forza Italia potrebbe beneficiare della (ri)discesa in campo di Berlusconi ma il partito difficilmente potrebbe sopravanzare la Lega. Berlusconi però potrebbe fare un passo indietro lanciando Salvini, magari tenendo per sé la possibilità di andare al Quirinale (?)
Ci sarebbe la possibilità di uno scenario che potrebbe "sconvolgere" tutto: un centrodestra con un un'unica lista a guida Salvini che potrebbe superare il 40% dei voti e, magari, trovare (se necessario) intese successive con il M5S, riprendendo alcuni punti del cosiddetto "contratto del cambiamento" ed anche, forse, per proporre alcune modifiche costituzionali.
A quel punto in Parlamento ci sarebbe una maggioranza schiacciante, e l'opposizione?

lunedì 28 maggio 2018

Con il Presidente Mattarella e la Costituzione Italiana


Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha esercitato le  prerogative che gli riconosce la Costituzione Repubblicana.
Per chi richiama l'art.1 della Costituzione, è pregato di leggerlo tutto, fino in fondo: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. La sovranità popolare non è assoluta, l'Italia non è una Monarchia a rovescio, la sovranità popolare va esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione di cui il Presidente della Repubblica è garante. Gli attacchi nei confronti di Mattarella che si sono sentiti ieri sono inaccettabili, da irresponsabili.
Il momento che vive il paese è delicato, serve grande senso di responsabilità: siamo un Paese membro dell'Unione Europea, verso la quale abbiamo diritti e doveri. E siamo inseriti in un contesto internazionale, politico ed economico-finanziario, al cui interno le scelte devono essere chiare e a tutela dei cittadini e dello Stato italiano: siamo un paese fortemente indebitato, abbiamo visto come nei giorni scorsi lo spread si fosse alzato, segno che la posizione politico-economica italiana si stava indebolendo e i costi, anche economici, li stavano e li avrebbero pagati i cittadini italiani. Questo ha tutelato il Presidente della Repubblica.
Piena solidarietà al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

venerdì 25 maggio 2018

Reddito di cittadinanza: cos'è realmente, come funziona, quali coperture


In Italia si usa il termine Reddito di cittadinanza per indicare qualcosa di diverso da quanto previsto dalla scienza economica per questa tipologia di misura socioeconomica.
Il Reddito di cittadinanza infatti sarebbe una misura di sostegno al reddito universale, indipendente da qualsiasi altra condizione sociale ed economica dei soggetti beneficiari; sarebbe quindi erogato in ugual modo a tutti, ricchi e poveri, e sarebbe slegato anche dalla partecipazione (e non) al mercato del lavoro. E' (sarebbe) quindi una misura universalistica.
Il Reddito di cittadinanza (terminologia non propriamente corretta, per quanto detto sopra) proposto dal M5S è invece una misura socioeconomica "selettiva", riguarda solo una parte di popolazione, nella fattispecie chi non ha un lavoro e ne è in cerca.
Da quanto trapela, parrebbe che questa misura, la cui quantificazione non è ancora definita ma si parla di cifre alte attorno ai 700€ mensili, spetterebbe ai disoccupati in cerca di lavoro, che ne potrebbero beneficiare fino a un massimo di 3 rifiuti ad offerte di lavoro ricevute.
E qui alcune considerazioni sono d'obbligo:
1) una somma così "alta", se così sarà, potrebbe stimolare alcune persone che hanno un lavoro con un reddito vicino a quella soglia, di abbandonarlo per accedere a questa misura di sostegno;
2) oltre al rischio di cui al punto 1) potrebbe far scegliere a qualcuno di non cercare un lavoro regolare, per arrotondare la somma percepita con quel reddito mediante lo svolgimento di lavori senza forme di contratto regolari;
3) Rifiutare 3 offerte di lavoro, in un mondo del lavoro piuttosto rigido come il nostro, potrebbe significare far passare di anni, per questo sarebbe necessario porre anche un limite temporale sulla possibilità di beneficiare di questa misura.
Insomma, il "reddito di cittadinanza" proposto dal M5S appare, in generale, simile a misure di sostegno al reddito già presenti per chi perde il lavoro mentre, effettivamente, non ce n'è una simile per chi nel mondo del lavoro dovrebbe entrare (il REI ha una platea più ristretta e con altre caratteristiche per quanto riguarda i requisiti dei beneficiari), e qui starebbe (l'unica vera) novità.
Ma, come per tutte le misure socioeconomiche, servono coperture economiche adeguate e una modalità di erogazione che "premi" gli attivi, ovvero coloro che si impegnino realmente nella ricerca di un lavoro, penalizzando chi volesse vivere questa misura come una forma tout-court di "assistenzialismo".
Ciò che preoccupa sono quindi principalmente due cose:
1) il costo di questa misura, che potrebbe essere molto importante per le casse dello Stato (che già presenta un elevato debito pubblico);
2) l'effetto sul comportamento che questa misura potrebbe provocare nei beneficiari.
Ovviamente ben venga se tutti i beneficiari fossero virtuosi in cerca di lavoro regolare, ma quali sarebbero le contromisure per chi, magari, vorrebbe beneficiarne in altro modo?
Al momento non paiono esserci risposte adeguate ai dubbi sopra riportati.

mercoledì 23 maggio 2018

Flat-tax: coperture, investimenti e coerenza economica


La flat-tax pone le sue basi sugli studi degli economisti Friedman e successivamente Laffer, quest'ultimo teorizzatore della omonima "Curva di Laffer" secondo cui il prelievo fiscale ha un massimo oltre il quale il gettito decrementerebbe. E' stata una tesi molto dibattuta negli anni '80 ma gli economisti sono discordi sulla sua effettiva efficacia: ciò dipende da una molteplicità di fattori tra cui (anche) il livello di evasione ed elusione fiscale presente in un paese. E in Italia sappiamo che questo livello è piuttosto alto. Non ci sono evidenze per le quali si possa affermare che chi evade comincerebbe a pagare le tasse qualora queste fossero più basse (per il semplice motivo che chi evade, le tasse non le paga). Servirebbero "stimoli" da affiancare alla flat-tax come, ad esempio, la possibilità di poter "scalare" tutte le spese sostenute, o l'eliminazione del contante con tracciabilità totale delle movimentazioni finanziarie. 
La flat-tax, per essere sostenibile, presuppone una "speranza futura" che è molto aleatoria: che possa esserci una notevole crescita economica che porti ad avere il medesimo gettito fiscale rispetto alle precedenti imposte progressive che, non dimentichiamolo, in Italia sono un principio costituzionale (devono averlo scoperto di recente). Il principio di "prudenza" è un principio contabile applicato ai bilanci (pubblici e privati), sarebbe bene tenerne conto anche nel caso di una Flat-tax i cui effetti positivi sono tutti ipotetici, ma il decremento di gettito è invece immediato e il rischio è quello di creare un buco nei conti difficilmente sanabile.
Aggiungo una cosa di cui ho già parlato in passato: l'Italia e gli italiani, per storia e tradizione (perlomeno recente), sono un popolo con una bassa propensione agli investimenti. I motivi sono i più disparati ma ce n'è uno che vorrei sottolineare: siamo un popolo di "risparmiatori", il nostro risparmio privato è elevatissimo e visto che il risparmio è la voce opposta agli investimenti, ciò significa che siamo un popolo che investe poco. E infatti il nostro paese, rispetto ad altri similari, negli ultimi 20 anni è cresciuto poco. E non è un problema dell'euro come qualcuno vorrebbe far credere, poiché gli altri paesi con l'euro sono cresciuti, qualcuno anche tanto: dal '95 al 2014 Francia +20,7, Spagna 23.9, Germania 28.7, Irlanda 86,1% mentre per l'Italia c'è stata una crescita pari al 1.8%. Sono tutti paesi euro che hanno saputo beneficiare, a differenza nostra, del "sistema euro". Non è quindi un problema di moneta anzi.

Per concludere: siamo un paese che risparmia tanto e investe poco, con un welfare piuttosto importante e costoso. Siamo sicuri che una flat-tax farebbe impennare gli investimenti garantendo un uguale gettito fiscale?
E siamo convinti che sia giusto prelevare meno a chi ha di più, andando contro al principio costituzionale(art. 53) che dice che il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

sabato 19 maggio 2018

Giro d'Italia: sullo Zoncolan vince Froome, tengono bene Yates e Dumoulin


Froome aveva provato la salita dello Zoncolan nei mesi scorsi ed è riuscito a domarla facendola sua, ma la maglia rosa Yates ha perso solo 6 secondi (più gli abbuoni), bene anche Dumoulin che, non dimentichiamo, ha dalla sua parte la cronometro. L'impressione è che il Giro d'Italia sia oramai un discorso tra Yates, che in salita ha una gran gamba, e Dumolin che in salita tiene molto bene ed è il miglior cronoman del Giro.
Froome è piuttosto distante in classifica (oltre 3 minuti), difficile per lui pensare poter rientrare per la vittoria finale, soprattutto in un ciclismo, quello attuale, dove in salita tra i migliori non si fanno grandi distacchi.
Due parole sullo Zoncolan: salita dalle pendenze durissime ma resto dell'idea che salite come Stelvio, Gavia e Galibier, restino di una categoria superiore. Sono molto più lunghe ma, soprattutto, si passa a quote che tolgono il fiato. Inoltre, va detto, in una salita dalle pendenze molto accentuate come lo Zoncolan non possono esserci distacchi importanti (se non ricordo male lo disse anche Gilberto Simoni) poiché nei punti più duri i migliori possono andare a 10 kmh, gli altri salgono a 7-8kmh, mentre in salite dove si può fare più velocità e più lunghe, i distacchi possono essere più importanti.
Il mito delle grandi pendenze è qualcosa di recente nel ciclismo, ma non mi convince. La differenza la fa sempre l'intensità con cui una salita la si affronta, quali altre salite sono state affrontate prima, la lunghezza e la quota altimetrica, oltre a una pendenza sensibile. Ma sopra a certe pendenze, credo che questo aspetto assuma una discriminante minore. Insomma, per dirla breve, in un normale giro in MTB in appennino, si possono affrontare pendenze nettamente superiori a quelle dello Zoncolan, la stessa salita di Passo Sulparo a Civitella ha, in 3 km, pendenze decisamente più importanti dello Zoncolan (fino al 26%). Nel ciclismo non è la pendenza che fa la massima differenza, ma sono una serie di aspetti di cui certo, anche la pendenza ha il suo peso. Ma i grandi distacchi, nel ciclismo, sono stati fatti in altri tipi di salite.

mercoledì 16 maggio 2018

Traumi: convivenza, fisica e psicologica, con il dolore

Partiamo da un assunto: lamentarsi, esplicitandolo, del dolore, non aiuta a far passare il dolore. Talvolta si tende a pensare che chi più si lamenta (in generale, di qualcosa, non solo dolore fisico) più significa che questi stia male. Non è così e credo pure sia una caratteristica psico-sociologica di una certa italianità: in passato (non so se lo si faccia ancora) in alcune parti d'Italia si pagavano le persone per piangere ai funerali; siamo un popolo che spesso ostenta una certa teatralità nella sofferenza. Dal canto opposto si tende a pensare, talvolta, che chi non si lamenta in continuazione o in modo "esagerato", non abbia problemi o, comunque, non stia poi così male. Ovviamente non è così, ognuno vive (e ha il diritto di vivere) qualsiasi problema come crede, senza necessariamente dover nascondere o ostentare. 
Ho avuto vari incidenti nella mia vita, il più grave probabilmente è quello che non mi ha poi lasciato conseguenze visibili: a 4 anni caddi dalla bicicletta nella discesa del Carnaio, mi ruppi la testa (12cm di frattura interna) e passai una settimana al Bellaria di Bologna.
Quello che invece mi ha indubbiamente lasciato i segni maggiori, è stato quello del 2007: frattura pluriframmentaria dell'astragalo più lesioni varie a tendini e legamenti.
Non è stato semplice accettare questa condizione, ricordo bene quando l'ortopedico all'ospedale di Cesena, io ancora sdraiato sul piano della radiografia, mi disse: "ha subito una frattura molto grave, che comporterà una significativa invalidità per il resto della sua vita". E da lì un po' tutto è cambiato: inizialmente feci fatica ad accettarlo, mi illusi che forse qualcosa sarebbe potuto esserci che mi avrebbe potuto far tornare come prima, nel mio caso passò 1 anno e mezzo prima che mi rassegnai definitivamente all'invalidità (che poi mi è stata certificata da una commissione medica).
I primi mesi dopo l'incidente furono i più devastanti nel vero senso della parola, non nego che a volte pensai che forse l'amputazione dell'arto sarebbe stata la soluzione migliore, il dolore era insopportabile, 24 ore su 24, per mesi, senza che si riuscisse a vedere la luce. Fortunatamente il nostro cervello (perlomeno il mio reagì così) tende, se non a "tagliare" questi ricordi, a renderli più lontani, meno chiari.
Questo terzo intervento, eseguito a febbraio 2018, me li ha riportati tutti ben in mente: i primi 2 mesi sono stati veramente duri, molto duri. Mi preparavo da 10 anni a questo intervento, ma non mi aspettavo qualcosa di così tosto. Nella prima foto si vede ancora un filo di Kirschner che è stato successivamente rimosso in ambulatorio; ce n'erano altri 4 che nella foto non si vedono (si intravede qualcosa sulla sinistra). Nella seconda foto si vede la situazione definitiva, l'artrodesi: la mia caviglia è fusa e definitivamente bloccata. Per sempre. E' la "soluzione finale", quella che sapevo prima o poi avrei dovuto affrontare, per limitare un dolore che era diventato insopportabile. E qui torno all'inciso: non tutti tendono a esplicitare il dolore fisico, c'è chi lo sopporta e se lo tiene, non per questo ha meno male. Sia gli ortopedici che i fisiatri che mi hanno visto in questi mesi, mi hanno fatto una domanda: "coma ha fatto a convivere con il dolore dato da questa situazione fisica, per tutti questi anni?". 
Ho cercato di sopportare, mi sembrava il modo migliore per convivere con una situazione difficile che spesso portava scoramento poiché ho dovuto abbandonare tantissime cose che facevo: le escursioni, la corsa, le passeggiate, giocare a calcetto, semplicemente muovermi. La mia autonomia di cammino si è sempre più ridotta fino a diventare molto limitata: negli ultimi anni siamo andati in ferie con le biciclette poiché io non riuscivo a camminare, nel weekend a volte andavamo al mare in Romagna portando le bici, poiché io non avevo autonomia di cammino. Fino smettere di andare a passeggio, poiché camminare diventava incredibilmente doloroso. Fino a dover smettere con la bici da corsa e la MTB muscolare (spero di poterle riprendere), e comprarmi una MTB elettrica, poiché pedalare mi risultava oltremodo doloroso. Cosicché ho fatto questo intervento il cui scopo è quello di togliere il dolore. Ancora siamo piuttosto lontani dal risultato finale, è anche emersa una patologia che è l'algodistrofia e che, oltre ad essere dolorosa, rallenta sensibilmente i tempi di recupero. Ma, essendo abituato da 11 anni a convivere con un dolore, anche molto intenso, che è presente sempre, ad ogni ora del giorno e della notte, credo che qualche mese in più di dolore possa essere "accettabile" (e comunque non ho alternative che sopportarlo e conviverci). Fa male certo, dormo male certo, ma sopporto poiché, anche dire o esternare di star male, non ti fa stare meno male.

Chiusura
Ricordo tutto degli incidenti più gravi che ho avuto, credo che faccia parte proprio del mio modo di essere: sono una persona che vuole "sapere", che ha bisogno di sapere. Mi è capitato di parlare con altri "traumatizzati" che non ricordavano nulla dei propri incidenti, avevano dei vuoti di molte ore, qualcuno anche giorni. Io invece ricordo tutto, ho tutto impresso in modo molto definito, a partire da quell'incidente in bici occorsomi nel giugno del 1982. Ma, in tutti questi incidenti, ho un "vuoto" di circa 3 secondi. Ricordo tutto il prima e tutto il dopo, ma non ricordo il momento dell'impatto. E' così per l'incidente del 1982, ancora chiarissimo nella mia mente, per l'incidente occorsomi durante una gara di bicicletta nel 1994 in cui mi fratturai il polso, l'incidente in moto del 2005 e poi quello del 2007: di tutti ricordo tutto, tranne quei 3 secondi. Evidentemente il mio cervello, che vuole sapere e che quindi fissa tutti i ricordi, ha deciso di cancellare quei 3 secondi. Tutto il resto, mi è molto chiaro ed esplicito.

lunedì 14 maggio 2018

Santa Sofia, approvato il rendiconto di gestione 2017: conti in ordine e sinergia con gli altri Enti


Il comune di Santa Sofia ha approvato il rendiconto di gestione del Bilancio 2017. Già l'anno scorso avevo analizzato i dati di Bilancio del Comune di Santa Sofia , sottolineandone il buon rating finanziario, soprattutto se confrontato con quello dei comuni vicini e similari.
Dai dati contabili estraibili dalla relazione, possiamo vedere come il comune abbia operato un riaccertamento dei residui attivi e passivi in modo da dare maggior ordine ai conti: si è avuto un avanzo di amministrazione 1.881.115,57€ di cui 821.320,30€ accantonati, 93.708,37€ vincolati, 61.632,53€ destinati al finanziamento di spese in conto capitale e 904.454,37€ di fondi non vincolati. Le somme di parte corrente impegnate nel 2017 sono state pari a 4.887.717,06€.
Al di là dei dati finanziari, va sottolineato l'aspetto di collaborazione sinergica con altri Enti e Istituzioni presenti sul territorio: il progetto Vias Animae che vede Santa Sofia quale comune capofila di un progetto finanziato da fondi europei Por-Fesr per un investimento totale di 2.600.000€, in collaborazione con i comuni di Bagno di Romagna e Premilcuore, il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, Romagna Acque e la Regione Emilia-Romagna; la gestione del demanio regionale da parte dell'Unione dei Comuni della Romagna Forlivese mediante la stipula di una convenzione decennale. Non ultima la collaborazione con il comune di Bagno di Romagna e il Parco nazionale per il passaggio del Giro d'Italia.
La collaborazione tra Enti e Istituzioni diventa un aspetto fondamentale per la vita dei comuni, in un'epoca in cui i trasferimenti dallo Stato centrale si sono sensibilmente ridotti, operare in sinergia con una visione comune e condivisa del territorio che guarda al futuro, al di là dei meri confini amministrativi, appare la strada migliore per lo sviluppo nel medio lungo-periodo di questi Enti e delle comunità amministrate. 

domenica 13 maggio 2018

Bagno di Romagna: migliorano i dati economico-finanziari del Bilancio


Il comune di Bagno di Romagna ha approvato il rendiconto del Bilancio 2017, sottolineando come i dati siano in miglioramento rispetto agli anni precedenti.
Un anno fa feci un analisi di Bilancio di alcuni comuni, tra cui quelli della Valle del Savio dove, tra le varie cose, sottolineavo la cosiddetta "rigidità finanziaria" del comune di Bagno di Romagna che, in chiave comparata con gli altri comuni analizzati, era stata sensibilmente più alta fino al 2015 (invito a guardare i dati nel link sopra).
Negli ultimi anni la gestione dei Bilanci degli Enti Locali è profondamente cambiata e gli attuali amministratori si trovano ad affrontare difficoltà oggettive maggiori rispetto a chi li ha preceduti, questo perché i trasferimenti si sono sensibilmente ridotti e gli Enti Locali devono prestare maggiore attenzione a far tornare i conti, non solo per un mero esercizio contabile, ma per avere una sostenibilità economico-finanziaria nel medio-lungo periodo. 
I dati, riportati nel comunicato dell'Amministrazione di Bagno di Romagna, segnalano un significativo miglioramento nell'andamento di cassa in cui, per la prima volta da anni, non è stata chiesta la cosiddetta "anticipazione di cassa". Sono state inoltre accantonate le somme per i crediti di dubbia esigibilità (sanzioni codice della strada, teleriscaldamento, tari e accertamento evasione). 

Gli aspetti di buona gestione economica finanziaria talvolta sfuggono al cittadino elettore, ma sono fondamentali per il buon andamento del funzionamento degli Enti Locali, con una visione di medio lungo periodo. E' qualcosa di meno visibile dell'esecuzione di un lavoro pubblico o di un evento, ma che riveste una funzione imprescindibile per la buona gestione degli Enti, oggi ancora di più rispetto al passato, visti i tagli dei trasferimenti. Oggi gli amministratori, più che nel passato, devono cercare finanziamenti aggiuntivi in modo che si inneschi un "effetto moltiplicatore" degli investimenti: è così fondamentale cercare di accedere agli investimenti europei, alla collaborazione con altre istituzioni pubbliche e private presenti sul territorio. 
Chiudo sottolineando un aspetto importante, esplicitato nel comunicato e che fa riferimento a quanto detto sopra: la tappa del Giro d'Italia 2017, che è stata uno dei migliori progetti di marketing territoriale del nostro appennino, a fronte di un investimento di 170.800€ (esclusi tutti quelli extra comunali e privati, si pensi ad esempio alle asfaltature delle strade con finanziamenti straordinari regionali) è gravata sui conti comunali per soli 12.365,57€. E qui sta la capacità degli amministratori di saper accedere a co-finanziamenti, per poter raggiungere e conseguire determinati obiettivi.
Oggi, il buon amministratore dell'Ente locale, deve saper conseguire l'effetto moltiplicatore degli investimenti, tessendo una funzionale rete di collaborazione con le varie Istituzioni presenti sul territorio e a livello di Stato centrale.

sabato 5 maggio 2018

Sistema Italia: la fine di una storia, l'inizio di una nuova?


"Sistema Italia: la fine di una storia, l'inizio di una nuova?" è un book formato PDF scaricabile gratuitamente da questo blog, che raccoglie tutti i post riguardanti la politica e l'economia che ho scritto negli ultimi 2 anni.

(Dall'introduzione):
Ho volutamente lasciato così come scritti all'epoca i vari post, senza apportarvi modifiche, in modo da darne una lettura del tempo attualizzabile all'oggi. Se sarò stato capace di leggere e interpretare in presa diretta i fenomeni politici così come si presentavano alla mia attenzione, quelle mie letture e interpretazioni saranno valide anche oggi, a distanza di anni e settimane. Del resto, come diceva Robert Mallet, "le buone idee non hanno età, hanno soltanto un avvenire".

Potete scaricare GRATUITAMENTE il testo a questo LINK, oppure cliccando sulla copertina in home page del blog "Sistema Italia: la fine di una storia, l'inizio di una nuova?"

lunedì 30 aprile 2018

Brevi considerazioni sull'Inter e il campionato

(immagini di tempi oramai lontani)

Non voglio discutere degli episodi di una partita, di quanto successo negli ultimi 8 anni, degli errori di una squadra che ha come obiettivo da 7 stagioni la "sola" qualificazione Champions e l'ha puntualmente mancata. Dico una cosa: la smettiamo di avere come obiettivo stagionale la qualificazione Champions e proviamo a vincere qualcosa? (che poi è l'obiettivo in tutti gli sport). La Coppa Italia è così impossibile da conquistare? L'Europa League è così impossibile da conquistare? Ho controllato l'albo d'oro, se non mi sbaglio questo è il periodo più "buio" della storia dell'Inter per quanto riguarda i "successi" nelle varie competizioni, fatta esclusione del periodo bellico. Proviamo ad avere come obiettivo il prossimo anno la conquista della coppa Italia visto che pure il Milan è riuscito ad arrivare in finale? 
Altrimenti tutti gli anni, da qui all'eternità, sarà sempre la solita storia: ogni anno dal 2011 scrivo un post in cui, analizzando la squadra che comincia il campionato, dico che l'obiettivo qualificazione Champions verrà mancato. Lo dico tutti gli anni, anche quando l'Inter è (era) prima in classifica e alcuni tifosi si esalta(va)no. Non si tratta di gufare, mi di guardare in faccia alla realtà, al livello di questa squadra da 8 anni. E se troviamo altri alibi, di anni ce ne saranno altri 8 e poi altri 8 e o ancora.
Nel 2010 furono fatte scelte societarie, dal mio punto di vista, errate: in particolare i rinnovi a calciatori che erano a fine carriera e andavano ceduti, incassando e facendo degli investimenti mirati per il futuro, nonché risparmiando sugli stipendi. Avremmo potuto risanare la situazione debitoria, sapendo che le regole del Fair Play Finanziario sarebbero entrate in vigore a breve. Si poteva scegliere di costruire una squadra giovane, accettando si stare un paio di anni senza vincere, invece non vinciamo da 8 anni e l'impressione è che la storia andrà avanti così ancora per tanto tempo.
Nel 2011, alla luce delle considerazioni di cui sopra, dissi che l'Inter non avrebbe vinto nulla per i successivi 10 anni, che sarebbero potuti diventare altri 10 se si fosse continuato a fare certe scelte societarie. I primi 10 anni sono praticamente passati, vediamo se arriveranno pure gli altri 10.

venerdì 27 aprile 2018

Un po' di chiarezza politico-istituzionale


Negli ultimi anni si è fatta parecchia confusione sulla formazione dei governi in Italia sebbene la Costituzione sia molto chiara nel disciplinarne la formazione (artt. 92-96).
Non esiste e non può esistere nessun Governo eletto direttamente dal popolo in Italia, ciò dovrebbe essere un fondamento politico chiaro, eppure continuiamo a sentir dire "governo non eletto dal popolo". Non siamo una Repubblica Presidenziale ma Parlamentare, il governo si forma in Parlamento con apposite maggioranze e il Presidente del Consiglio viene nominato dal Presidente della Repubblica.
Non sta scritto da nessuna parte, tantomeno in Costituzione, che i partiti possano indicare in forma vincolante chi debba essere il Presidente del Consiglio, nonostante la pratica di "indicare" il proprio candidato premier si è oramai diffusa da varie elezioni, ma non ha alcun fondamento costituzionale.
Appare chiaro che alle scorse elezioni politiche non ci sono stati vincitori ma partiti e coalizioni che hanno preso più o meno voti senza però raggiungere maggioranze parlamentari "indipendenti", è inutile e politicamente non corretto continuare a sostenere il contrario ("abbiamo vinto noi...no noi").
Purtroppo la politica sta alimentando, anche tra i cittadini, questa poca chiarezza politico-istituzionale, che andrebbe invece fatta.

domenica 8 aprile 2018

Dalla Parigi - Roubaix alla San Piero - Villé, sognando di fare i ciclisti

Sto guardando in TV la Parigi - Roubaix e mi è tornato in mente quando, una trentina di anni fa assieme ad amici "organizzammo", per un paio di anni, alcune corse in bici a San Piero.
Prendendo spunto dal ciclismo professionistico, alcune corse furono di un giorno tra cui la San Piero - Villé, altre invece piccole corse a tappe di 5 giorni.
La San Piero - Villé, a dire il vero, non fu mai disputata poiché durante il sopralluogo sul percorso, da fare rigorosamente in bici, ci fu una rovinosa caduta che coinvolse più "atleti" e fece sì che considerammo la storia di quella gara conclusa lì. Doveva esserci anche la corsa in linea al contrario, in discesa, dalle Ville a San Piero ma, vista la caduta in salita, eliminammo pure quella.
Riuscimmo però a fare, per due anni, la corsa a tappe. Ho ancora da qualche parte un block-notes con le tappe e tutte le indicazioni sul percorso
La prima edizione del nostro piccolo Giro vide alla partenza numerosi ragazzini che si presentarono con bici di vario tipo ma, già dalla seconda tappa, ci stabilizzammo in una decina/quindicina di concorrenti.
La prima edizione, con partenza dalla "Docciola" a San Piero, aveva le seguenti tappe:
- da San Piero a Bagno: la cosa particolare è che l'arrivo, fu nel medesimo punto dove nel 2017 ci fu l'arrivo del Giro d'Italia, quello vero, a Bagno di Romagna;
- da San Piero alla Fonte del Rospo;
- da San Piero a Malagamba;
- da San Piero a Verghereto;
- da San Piero al passo di Monte Coronaro.
Tutto il nostro mini-giro, si sarebbe svolto sulle strade che circa 30 anni dopo videro il passaggio del Giro d'Italia.
Vinsi le prime due tappe in volata e arrivai secondo in tutte le altre (vinse le restanti tappe un ragazzo di Forlì, di un anno più grande, che non conoscevo). Avrei dovuto capire da lì che ero un velocista e non uno scalatore.
L'anno successivo, avendo aperto il tratto di E45 da Sajaccio a Bagno liberando così dal traffico la vecchia statale, aggiungemmo una tappa con partenza da Sajaccio e arrivo a Marculisi. In questo caso vinsi tutte le tappe disputate, ma il giro non fu completato poiché all'ultima tappa, mi presentai alla partenza solo io.
Si concluse così quell'esperienza di gare amatoriali tra bambini, alcuni di quei partecipanti hanno continuato ad andare in bici e/o in MTB, molti altri hanno proseguito con altri sport.
Restano però dei bei ricordi in quelle estati spensierate passate tra amici in quel di San Piero.

martedì 6 marzo 2018

Il Movimento 5 Stelle può drenare l'elettorato PD e della sinistra


Secondo le analisi dell'Istituto Cattaneo  il Movimento 5 Stelle ha drenato molto dell'elettorato del Partito Democratico e potrebbero sostituirsi a questo, quale riferimento politico per quella parte di elettorato che ha abbandonato i democratici in questa tornata elettorale.
I 5 Stelle sono davanti non solo a una possibile prova di governo ma prova di maturità politica ovvero operare strategicamente per attrarre a sé l'elettorato di più partiti fortemente in crisi, dal PD a LeU a tutta la sinistra in generale. Dovranno abbandonare quell'atteggiamento di chiusura che gli è stato proprio per tanto tempo, anche perché l'elettore si identifica con chi vota e sentire offese nei confronti del proprio partito di riferimento (e, di conseguenza, verso i suoi elettori), difficilmente può attirare elettori da questo. E' un qualcosa che era già successo alla sinistra quando attaccava Berlusconi e il suo elettorato, è una strategia che politicamente non giova.
Se il M5S saprà mettere da parte la sua strategia aggressiva, potrebbe riuscire a diventare il nuovo partito di riferimento per quell'elettorato che si riconosce/va nei partiti di centrosinistra - sinistra.

lunedì 5 marzo 2018

La fine della storia


La Fine della storia è un libro del politologo Francis Fukuyama molto dibattuto negli ultimi 30 anni.
Ne riprendo solo il titolo in quanto là si facevano ipotesi diverse dalle considerazioni che farò qui, ma il titolo è utile per elaborare il filo del discorso.
La fine della storia è, in questo caso, quella del sistema politico italiano così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 30 anni, è la débâcle (probabilmente finale) della sinistra italiana, sempre più distante dal suo elettorato, da tanto tempo nella sua ala più estrema ma ora pure in quella moderata e cosiddetta riformista. E' la fine del renzismo, del dalemismo, oltre a tutta quella iperframmentazione a sinistra del PD (nei numeri da tempo residuali ma venivano pur sempre tenuti in considerazione figli della vecchia concezione PCI "nessuno a sinistra..."). Chissà se ne prenderanno atto: Renzi ha sbagliato quasi tutto dal Referendum Costituzionale in poi, con la personalizzazione su di sé; qualcuno un anno e mezzo fa, a un incontro pubblico, mi disse che quella personalizzazione era (secondo loro) sinonimo di coraggio, e allora quel coraggio doveva portare a conseguenze quali il ritiro dalla vita politica come era stato detto. E invece non solo Renzi è tornato all'attacco, ma ha fatto scelte discutibili nel candidare in collegi blindati alcuni/e fedelissimi/e, e gli elettori probabilmente lo hanno punito anche (ma non solo) per questo. 
Abbiamo visto che c'era ben poco alla sinistra del PD, sia di idee che di numeri, perseguendo un elitismo che ha portato sempre più distanza con l'elettorato di riferimento. C'è da chiedersi: possiamo definire ancora "sinistra" partiti che hanno perso quasi completamente il contatto con l'elettorato storico di sinistra? (che ora vota altri) Qualcuno si è fatto delle domande, a sinistra?
La sinistra e il centrosinistra italiani così come li conoscevamo, sono formazioni oramai superate ed è difficile dire ora se e come potranno ripartire. Persino in Emilia-Romagna, dopo 70 anni, il centrosinistra non è più maggioranza. Chissà se sapranno fare una analisi politica sul perché e come si è arrivati a ciò, dubito lo sapranno/vorranno fare gli attuali dirigenti.

Le elezioni ci hanno portato un, prevedibile dai sondaggi, exploit del Movimento 5 Stelle, mentre meraviglia il risultato della Lega che, secondo le proiezioni, scavalca FI. I due partiti che potremmo definire, in qualche modo, euroscettici, sommati tra loro sono la maggioranza in Italia. E ciò dovrebbe dare un chiaro segnale anche all'Europa.
E' epoca di grandi cambiamenti, che non riguardano solo il nostro paese: l'elettorato sta punendo il "sistema politico" che si era creato negli ultimi decenni, in Italia e in Europa.

venerdì 2 febbraio 2018

Parco nazionale Foreste Casentinesi: Campigna-Cullacce

Riprese con drone, in collaborazione con il Reparto Carabinieri Parco Foreste Casentinesi, di una porzione di area buffer Faggete Vetuste riconosciute patrimonio UNESCO, in zona Campigna di Santa Sofia.
Elaborazione video Nicola Andrucci
www.parcoforestecasentinesi.it

domenica 21 gennaio 2018

Pian del Grado (Parco nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna

Pian del Grado in comune di Santa Sofia all'interno del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, ripreso con drone. Video realizzato dal Parco in collaborazione con il Reparto Carabinieri Parco Foreste Casentinesi, montaggio Nicola Andrucci.

venerdì 19 gennaio 2018

Promesse elettorali: come le pagheremo?


Tempo di elezioni, tempo di promesse. Ne abbiamo di tutti i tipi, da destra a sinistra al centro. Nessuno però ha ancora chiarito come le si pagheranno, con quali soldi. Inoltre sentiamo dire "toglieremo questo o quello" ma l'Italia ha principalmente un problema di crescita e la crescita non la si fa col "togliere" qualcosa ma col creare determinate condizioni.
Se queste sono le "premesse".

martedì 16 gennaio 2018

Di quale stato stiamo parlando?


Post status Facebook del 16 gennaio 2014, che ripropongo.

"Tutto cambia affinché nulla cambi", si leggeva nel Gattopardo. In Italia siamo andati oltre: non cambiamo tanto va già abbastanza male di suo... Abbiamo in piedi un assetto istituzionale, con il quale intendo anche la macchina dell'amministrazione pubblica, di una inefficiente. Eppure, sembra che nessuno abbia idee. In Europa comincia la ripresa (nda era il 2014), noi sembriamo quei sub che si piombano per raggiungere il livello più basso possibile in mare. Siamo "piombati" da una macchina pubblica normata male. Funziona male poiché è stata pensata male, creata peggio e aggiustata in corso in modo inefficiente. La cosa preoccupante è che spesso gli interventi che vengono messi in atto, peggiorano la situazione esistente (si aggiunge piombatura al già piombato). Per chi come me, lavora nella P.A., vedere come il legislatore e tutto ciò che gli ruota intorno, riesca a inseguirsi nel normare in modo inefficiente, oramai non meraviglia più. Parliamoci chiaro, il paese è talmente piegato su se stesso, che solo un miracolo potrebbe portarlo fuori dal pantano. Poiché ci portiamo dietro retaggi corporativi dai tempi del fascismo, inefficienze consolidate da sistemi di potere che ben conosciamo, paradossi di Stato a cui nessuno sembra volere mettere mano o sia capace di farlo: uno Stato come un piombo impenetrabile, immodificabile, repellente a tutto, soprattutto all'efficienza e al buon senso.
Il rischio di piombare il futuro di chi ci seguirà, in primis i nostri figli, purtroppo non è più una ipotesi ma già un pesante fardello, di cui tutti sono e siamo responsabili.

venerdì 5 gennaio 2018

Parco nazionale Foreste Casentinesi: Santuario de La Verna

Il Santuario de La Verna nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna.
Riprese Reparto Carabinieri Parco Foreste Casentinesi, elaborazione video Nicola Andrucci.