mercoledì 23 maggio 2018

Flat-tax: coperture, investimenti e coerenza economica


La flat-tax pone le sue basi sugli studi degli economisti Friedman e successivamente Laffer, quest'ultimo teorizzatore della omonima "Curva di Laffer" secondo cui il prelievo fiscale ha un massimo oltre il quale il gettito decrementerebbe. E' stata una tesi molto dibattuta negli anni '80 ma gli economisti sono discordi sulla sua effettiva efficacia: ciò dipende da una molteplicità di fattori tra cui (anche) il livello di evasione ed elusione fiscale presente in un paese. E in Italia sappiamo che questo livello è piuttosto alto. Non ci sono evidenze per le quali si possa affermare che chi evade comincerebbe a pagare le tasse qualora queste fossero più basse (per il semplice motivo che chi evade, le tasse non le paga). Servirebbero "stimoli" da affiancare alla flat-tax come, ad esempio, la possibilità di poter "scalare" tutte le spese sostenute, o l'eliminazione del contante con tracciabilità totale delle movimentazioni finanziarie. 
La flat-tax, per essere sostenibile, presuppone una "speranza futura" che è molto aleatoria: che possa esserci una notevole crescita economica che porti ad avere il medesimo gettito fiscale rispetto alle precedenti imposte progressive che, non dimentichiamolo, in Italia sono un principio costituzionale (devono averlo scoperto di recente). Il principio di "prudenza" è un principio contabile applicato ai bilanci (pubblici e privati), sarebbe bene tenerne conto anche nel caso di una Flat-tax i cui effetti positivi sono tutti ipotetici, ma il decremento di gettito è invece immediato e il rischio è quello di creare un buco nei conti difficilmente sanabile.
Aggiungo una cosa di cui ho già parlato in passato: l'Italia e gli italiani, per storia e tradizione (perlomeno recente), sono un popolo con una bassa propensione agli investimenti. I motivi sono i più disparati ma ce n'è uno che vorrei sottolineare: siamo un popolo di "risparmiatori", il nostro risparmio privato è elevatissimo e visto che il risparmio è la voce opposta agli investimenti, ciò significa che siamo un popolo che investe poco. E infatti il nostro paese, rispetto ad altri similari, negli ultimi 20 anni è cresciuto poco. E non è un problema dell'euro come qualcuno vorrebbe far credere, poiché gli altri paesi con l'euro sono cresciuti, qualcuno anche tanto: dal '95 al 2014 Francia +20,7, Spagna 23.9, Germania 28.7, Irlanda 86,1% mentre per l'Italia c'è stata una crescita pari al 1.8%. Sono tutti paesi euro che hanno saputo beneficiare, a differenza nostra, del "sistema euro". Non è quindi un problema di moneta anzi.

Per concludere: siamo un paese che risparmia tanto e investe poco, con un welfare piuttosto importante e costoso. Siamo sicuri che una flat-tax farebbe impennare gli investimenti garantendo un uguale gettito fiscale?
E siamo convinti che sia giusto prelevare meno a chi ha di più, andando contro al principio costituzionale(art. 53) che dice che il sistema tributario è informato a criteri di progressività.