domenica 7 ottobre 2018

Quasi chiusi i giochi mondiali 2018 negli sport motoristici


Manca solo l'aritmetica ma possiamo dire che, salvo episodi eclatanti, i giochi per i campionati mondiali di Formula 1 e MotoGP sono oramai chiusi: con la vittoria di Hamilton a Suzuka e Marquez in Thailandia i due leader dei rispettivi mondiali hanno praticamente chiuso le partite, troppo ampi i vantaggi sui secondi in classifica. Se però il mondiale di MotoGP era apparso già delineato a primavera, con i tre 0 in quattro gare di Dovizioso, più speranze c'erano per la Ferrari che, a un certo punto del campionato, sembrava la vettura più competitiva.
Se nel caso di Marquez siamo davanti probabilmente al secondo pilota migliore di sempre dietro ad Agostini (non credo raggiungerà i suoi titoli mondiali, ma la sua carriera è ancora lunga) con un Rossi che è uscito parzialmente ridimensionato in termini assoluti in questi ultimi 10 anni mondiali (grandissimo pilota, tra i più forti di sempre, ma non credo il più forte in assoluto), su Hamilton il discorso credo sia più complesso: sicuramente un grandissimo pilota ma, nella F1 moderna, quanto incide la vettura, rispetto a ciò che succedeva fino a 20 anni fa? Gli ultimi 10 anni di campionati sono stati una sorta di monomarca: il 2018 ha visto (ad oggi) 9 vittorie di Hamilton contro le 5 di Vettel, più le vittorie di Ricciardo e Verstappen, nel 2017 abbiamo avuto 9 vittorie Hamilton, 3 Bottas (12 Mercedes) e 5 Vettel, nel 2016 un mostruoso dominio Mercedes con 9 vittorie Rosberg, 10 vittorie Hamilton (19 Mercedes), più due vittorie di Ricciardo e Verstappen.
Con una macchina così vincente, non è facile stabilire il valore assoluto di un pilota: Hamilton è diventato il recordman di Pole Position, ma resto convinto che Senna fosse migliore, così come resto convinto che Schumacher sia stato un pilota più forte di Hamilton: fare paragoni tra epoche diverse negli sport è sempre difficile ma andrebbe valutato quanto, negli attuali sport motoristici, conti il pilota e quanto il mezzo.
Detto questo, resta l'amarezza per vedere l'Italia (piloti e costruttori) ancora una volta dietro, dopo tanti anni in cui non si riesce  a piazzare la stoccata vincente. Soprattutto il digiuno Ferrari, icona mondiale dello sport motoristico, appare troppo lungo, ma chissà quanto tempo ancora servirà per vincere un mondiale.