venerdì 25 maggio 2018

Reddito di cittadinanza: cos'è realmente, come funziona, quali coperture


In Italia si usa il termine Reddito di cittadinanza per indicare qualcosa di diverso da quanto previsto dalla scienza economica per questa tipologia di misura socioeconomica.
Il Reddito di cittadinanza infatti sarebbe una misura di sostegno al reddito universale, indipendente da qualsiasi altra condizione sociale ed economica dei soggetti beneficiari; sarebbe quindi erogato in ugual modo a tutti, ricchi e poveri, e sarebbe slegato anche dalla partecipazione (e non) al mercato del lavoro. E' (sarebbe) quindi una misura universalistica.
Il Reddito di cittadinanza (terminologia non propriamente corretta, per quanto detto sopra) proposto dal M5S è invece una misura socioeconomica "selettiva", riguarda solo una parte di popolazione, nella fattispecie chi non ha un lavoro e ne è in cerca.
Da quanto trapela, parrebbe che questa misura, la cui quantificazione non è ancora definita ma si parla di cifre alte attorno ai 700€ mensili, spetterebbe ai disoccupati in cerca di lavoro, che ne potrebbero beneficiare fino a un massimo di 3 rifiuti ad offerte di lavoro ricevute.
E qui alcune considerazioni sono d'obbligo:
1) una somma così "alta", se così sarà, potrebbe stimolare alcune persone che hanno un lavoro con un reddito vicino a quella soglia, di abbandonarlo per accedere a questa misura di sostegno;
2) oltre al rischio di cui al punto 1) potrebbe far scegliere a qualcuno di non cercare un lavoro regolare, per arrotondare la somma percepita con quel reddito mediante lo svolgimento di lavori senza forme di contratto regolari;
3) Rifiutare 3 offerte di lavoro, in un mondo del lavoro piuttosto rigido come il nostro, potrebbe significare far passare di anni, per questo sarebbe necessario porre anche un limite temporale sulla possibilità di beneficiare di questa misura.
Insomma, il "reddito di cittadinanza" proposto dal M5S appare, in generale, simile a misure di sostegno al reddito già presenti per chi perde il lavoro mentre, effettivamente, non ce n'è una simile per chi nel mondo del lavoro dovrebbe entrare (il REI ha una platea più ristretta e con altre caratteristiche per quanto riguarda i requisiti dei beneficiari), e qui starebbe (l'unica vera) novità.
Ma, come per tutte le misure socioeconomiche, servono coperture economiche adeguate e una modalità di erogazione che "premi" gli attivi, ovvero coloro che si impegnino realmente nella ricerca di un lavoro, penalizzando chi volesse vivere questa misura come una forma tout-court di "assistenzialismo".
Ciò che preoccupa sono quindi principalmente due cose:
1) il costo di questa misura, che potrebbe essere molto importante per le casse dello Stato (che già presenta un elevato debito pubblico);
2) l'effetto sul comportamento che questa misura potrebbe provocare nei beneficiari.
Ovviamente ben venga se tutti i beneficiari fossero virtuosi in cerca di lavoro regolare, ma quali sarebbero le contromisure per chi, magari, vorrebbe beneficiarne in altro modo?
Al momento non paiono esserci risposte adeguate ai dubbi sopra riportati.

mercoledì 23 maggio 2018

Flat-tax: coperture, investimenti e coerenza economica


La flat-tax pone le sue basi sugli studi degli economisti Friedman e successivamente Laffer, quest'ultimo teorizzatore della omonima "Curva di Laffer" secondo cui il prelievo fiscale ha un massimo oltre il quale il gettito decrementerebbe. E' stata una tesi molto dibattuta negli anni '80 ma gli economisti sono discordi sulla sua effettiva efficacia: ciò dipende da una molteplicità di fattori tra cui (anche) il livello di evasione ed elusione fiscale presente in un paese. E in Italia sappiamo che questo livello è piuttosto alto. Non ci sono evidenze per le quali si possa affermare che chi evade comincerebbe a pagare le tasse qualora queste fossero più basse (per il semplice motivo che chi evade, le tasse non le paga). Servirebbero "stimoli" da affiancare alla flat-tax come, ad esempio, la possibilità di poter "scalare" tutte le spese sostenute, o l'eliminazione del contante con tracciabilità totale delle movimentazioni finanziarie. 
La flat-tax, per essere sostenibile, presuppone una "speranza futura" che è molto aleatoria: che possa esserci una notevole crescita economica che porti ad avere il medesimo gettito fiscale rispetto alle precedenti imposte progressive che, non dimentichiamolo, in Italia sono un principio costituzionale (devono averlo scoperto di recente). Il principio di "prudenza" è un principio contabile applicato ai bilanci (pubblici e privati), sarebbe bene tenerne conto anche nel caso di una Flat-tax i cui effetti positivi sono tutti ipotetici, ma il decremento di gettito è invece immediato e il rischio è quello di creare un buco nei conti difficilmente sanabile.
Aggiungo una cosa di cui ho già parlato in passato: l'Italia e gli italiani, per storia e tradizione (perlomeno recente), sono un popolo con una bassa propensione agli investimenti. I motivi sono i più disparati ma ce n'è uno che vorrei sottolineare: siamo un popolo di "risparmiatori", il nostro risparmio privato è elevatissimo e visto che il risparmio è la voce opposta agli investimenti, ciò significa che siamo un popolo che investe poco. E infatti il nostro paese, rispetto ad altri similari, negli ultimi 20 anni è cresciuto poco. E non è un problema dell'euro come qualcuno vorrebbe far credere, poiché gli altri paesi con l'euro sono cresciuti, qualcuno anche tanto: dal '95 al 2014 Francia +20,7, Spagna 23.9, Germania 28.7, Irlanda 86,1% mentre per l'Italia c'è stata una crescita pari al 1.8%. Sono tutti paesi euro che hanno saputo beneficiare, a differenza nostra, del "sistema euro". Non è quindi un problema di moneta anzi.

Per concludere: siamo un paese che risparmia tanto e investe poco, con un welfare piuttosto importante e costoso. Siamo sicuri che una flat-tax farebbe impennare gli investimenti garantendo un uguale gettito fiscale?
E siamo convinti che sia giusto prelevare meno a chi ha di più, andando contro al principio costituzionale(art. 53) che dice che il sistema tributario è informato a criteri di progressività.