domenica 19 agosto 2018

Dica sinistra. Trentatre


Ieri sera a Santa Sofia, nell'ambito della locale Festa dell'Unità, il politologo Marco Valbruzzi, assieme al Sindaco Daniele Valbonesi, l'Assessore Regionale Emma Petitti con Oscar Bandini moderatore, ha presentato il libro "Il vicolo cieco" (ed. Il Mulino) discutendo con i presenti della attuale situazione politica italiana.
La parte politica che oggi più si trova in un vicolo cieco è certamente la sinistra, mai così in basso in termini di consenso nella storia repubblicana. Nonostante tale risultato però, non sembra siano in atto particolari sussulti né, tantomeno, riflessioni di ampio respiro.
Il "problema" della sinistra (italiana ma non solo) non nasce certamente oggi ma viene da lontano: lo scollamento con il corpo elettorale di riferimento è oramai in atto da un trentennio, il voto ideologico e di appartenenza è venuto meno ma alcune élite di quella parte politica o non se ne sono accorte o hanno sottovalutato il problema. A partire dagli anni '70 è emersa e ha preso campo una classe dirigente nei vari partiti della sinistra che spesso ha preferito "parlare" piuttosto che "ascoltare", "dire" piuttosto che "comprendere", "insegnare" piuttosto che "imparare". Si è perso così sempre più il contatto con i cittadini, il pensiero di sinistra è diventato in certi casi un esercizio intellettuale (di una ristretta cerchia) piuttosto che una politica attiva.
A tale scopo, riporto qui una riflessione di un intellettuale di sinistra: "Dovremmo cercare di ricostruire tra noi un'ambiente come quello del 19-20 con i mezzi che abbiamo a disposizione: allora nessuna iniziativa era presa se non era stata saggiata con la realtà, se prima di essa non avevamo sondato, con mezzi molteplici, l'opinione degli operai (ndr. oggi diremmo "l'opinione pubblica"). Perciò le nostre iniziative erano quasi sempre un successo immediato e largo e apparivano come l'interpretazione di un bisogno sentito e diffuso, mai come la fredda applicazione di uno schema intellettuale".
Il corsivo è di Gramsci, ripreso da una lettera indirizzata a Togliatti nel 1924. Il fondatore del PCI poneva certe riflessioni quasi 100 anni fa eppure, nel tempo, l'elitismo di certi dirigenti è sfociato nella "fredda applicazione di uno schema intellettuale", peraltro schemi spesso discutibili, di interessi di partito quando non personali (cercando di consolidare il proprio ruolo nello scacchiere politico), piuttosto che interessi diffusi. 
Lo scollamento con il corpo elettorale non nasce quindi oggi e chi cerca capri espiatori recenti, sperando di sfuggire dalle proprie responsabilità politiche, è in fallo.

Come è stato detto durante la serata, oggi il problema principale della sinistra è una ricostruzione culturale, offrire un'idea di speranza ai cittadini e non sarà affatto facile.
Serviranno Testa (riflessione culturale) e Territorio (attenzione alla politica locale).