sabato 2 dicembre 2017

Cresce l'Italia ma non la fiducia nel paese


Secondo il Censis l'economia in Italia è in ripresa grazie soprattutto al settore manifatturiero dove, storicamente, siamo tra i leader mondiali, resta però una certa "sfiducia" tra i cittadini di cui avevo già parlato con il post "il paese che ha smesso di crederci". 
La crisi economica degli ultimi dieci anni ha fatto salire il numero di poveri, soprattutto tra le famiglie con più di tre figli e da qui si capisce anche uno dei motivi per cui in Italia c'è una contrazione delle nascite; a differenza di quanto si potrebbe pensare il maggior numero di situazioni di povertà non colpisce gli anziani ma proprio le famiglie con figli numerosi. 
Se l'industria è ripartita, meno lo sono stati gli investimenti pubblici (-30% rispetto agli anni pre crisi), va anche detto che in questi anni il numero di dipendenti pubblici si è sensibilmente assottigliato e, ovviamente, gli investimenti pubblici non "avvengono da sé", serve chi li programma, progetta, gestisce, serve insomma personale qualificato e dedicato a svolgere determinate funzioni: se qualcuno pensava che bastasse diminuire linearmente i dipendenti pubblici per risolvere i problemi dell'amministrazione pubblica si sbagliava di grosso (ne ho parlato qui).
Sono altresì ripartiti i consumi anche se l'Italia resta un paese che, tendenzialmente, preferisce il risparmio agli investimenti, è cresciuto il turismo dove bisognerebbe investire ancora di più soprattutto per migliorare la qualità dei servizi offerti alla clientela.
Resta però un certo pessimismo che porta a pensare sia difficile in Italia risalire la scala sociale, molte persone si formano, laureano (anche se meno che negli altri paesi europei), ma poi non trovano sviluppi per le proprie aspettative, così molti emigrano, spesso gente altamente qualificata, che il paese perde a vantaggio di altri. Qui però una precisazione va fatta: non può essere solo "colpa" della politica se i giovani non trovano lavori adeguati alle loro aspettative anche sotto l'aspetto remunerativo, non dimentichiamo che sì c'è il lavoro pubblico ma anche il lavoro privato, è una responsabilità condivisa che riguarda la nostra società nel suo intero; se in altri paesi le remunerazioni e le condizioni contrattuali di lavoro sono migliori che da noi, è presumibilmente grazie anche alle condizioni che offrono i privati  e non solo il pubblico. Non si può addossare le colpe solo a una parte sarebbe uno scarico di responsabilità che non ci aiuterà a crescere.